"I temi e le proposte politiche avanzate sono frutto di una scelta, di un tentativo di pensare la congiuntura singolare da un punto di vista di parte, appunto, situato. E la parte è quella di un lavoro sempre più socializzato e cooperativo, cognitivo e nello stesso tempo precario, che vuole imporre la libertà di produrre contro la sfruttamento, la vita e le istituzioni comuni contro le recinzioni e la rappresentanza.
(Prologo "La lunghezza dell'onda" F. Raparelli)
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martedì 13 aprile 2010

Appello in solidarietà degli studenti occupanti della Matilde di Canossa di Reggio Emilia

Solidarietà anche dal collettivo Black Sheep a chi pratica percorsi di riappropriazione del proprio percorso formativo e della decisione all'interno dei luoghi della formazione

2 / 4 / 2010

Il 18 marzo, l'istituto magistrale Matilde di Canossa di Reggio Emilia è stato occupato dagli studenti che rivendicavano più spazi autogestiti dentro alla scuola e una gestione meno autoritaria dell'istituto, dovuta alla progressiva trasformazione della scuola pubblica in azienda voluta dalla triade Gelmini-Aprea-Tremonti, in cui gli studenti sono mere risorse economiche e in cui la cultura viene completamente distrutta, grazie al disegno di accorpamento e privatizzazione degli istituti.
Rispetto a questa presa di posizione degli studenti, la risposta da parte delle forze dell'ordine e della dirigenza dell'istituto è stata sproporzionata ed autoritaria, come mai si era visto in Italia.
Otto volanti e più di trenta agenti schierati davanti alla scuola, pronti a sgomberare con la forza dopo solo una giornata di occupazione e sanzioni disciplinari pesantissime per gli occupanti.
Cinquantaquattro sospensioni per un ammontare complessivo di circa quattrocento giorni, con punizioni più severe(28 e 24 giorni) per i due presunti organizzatori.
Sanzioni simili, in seguito all'occupazione di un istituto per una giornata e senza alcun danno alla struttura, non hanno precedenti nel nostro Paese e sono assolutamente spropositate ed inaccettabili.
Questo dimostra la volontà della scuola reggiana di punire e disciplinare tutti quegli studenti che prendono posizioni critiche e contrarie alla gestione locale e nazionale degli istituti.
La stessa scuola reggiana, l' istituto magistrale Matilde di Canossa in primis, che si vanta dell' eccellenza formativa ed educativa, si dimostra eccellente solamente in sanzioni, disciplinamento e autoritarismo.
Ricordiamo che il provveditore agli studi di Reggio Emilia Vincenzo Aiello, lo stesso che ha fatto pressioni affinchè venissero applicate dure sanzioni agli occupanti, è lo stesso che ha intimato in questi giorni a maestri e professori di alcune scuole elementari e medie, che lamentavano la mancanza di fondi per i materiali scolastici di prima necessità, di evitare proteste, in quanto di ruolo e non precari, e di non rendere pubbliche certe questioni, per evitare di procurare danni all'immagine della scuola.
Tutto questo dimostra il degrado complessivo dell'istruzione reggiana e della sua amministrazione.
Un' amministrazione che nega le enormi ed evidenti problematiche scolastiche, minacciando e sanzionando chi rivendica e pretende una scuola migliore.

Rivendichiamo una scuola libera da dinamiche di controllo volte ad irregimentare le menti e i corpi, emanazione di contesti dove dirigenti scolastici e amministrativi esercitano la propria autorità in termini duri e coercitivi verso tutte quelle componenti che manifestano dissenso e disagio rispetto alla deriva raggiunta dall'impianto educativo e culturale.
Libero e vivo è il sapere cui intendiamo approdare, liberi e vivi sono i desideri che esprimiamo riappropriandoci dei nostri spazi e delle nostre voci, libera e viva è la rabbia che esprimiamo verso la struttura innalzata dal Ministero ed esercitata localmente dai suoi portavoce, siano essi provveditori o presidi schizofrenici.

gli studenti occupanti della Matilde di Canossa

Sottoscriviamo l'appello degli studenti occupanti dell'istituto "Matilde di Canossa" e siamo vicini e solidali a tutti quegli studenti vittime dell'autoritarismo e del disciplinamento forzato voluto dalla dirigenza dell'istituto magistrale, permesso dal clima locale e nazionale creato volutamente da chi gestisce ed amministra il sistema scuola in italia.

Per sottoscrivere l'appello: collettivistudenti.re@gmail.com


Coordinamento dei Collettivi Studenteschi - Reggio Emilia
(c.s. Zanelli - c.s. BUS - c.s. Chierici - c.s. Magistrali - c.s. Iodi)
Collettivo autonomo studentesco Modena
Studenti uniti di Parma
Collettivo autonomo Ravenna
Collettivo autonomo studentesco Bologna
RDB CUB Scuola
COBAS Scuola
Movimento studentesco di Cremona
Coordinamento dei collettivi studenteschi Trento
Prof. Fausto Boni
Nicola Mancini - dottorando in Scienze Politiche - Università di Catania
Collettivo universitario BLACK SHEEP, Rimini
Bartleby spazio autogestito, Bologna
Coordinamento studentesco di Vicenza
Kollettivo studenti in lotta di Brescia
Collettivo autonomo Ravenna
Gruppo Montagnantifascista (RE)
Pollicino Gnus
Collettivo autonomo studenteco di Pisa

mercoledì 13 gennaio 2010

Circolare ministeriale: dal 2010 attivo il limite al 30% di alunni migranti per classe

Come studentesse e studenti del collettivo Black Sheep vogliamo esprimere la nostra più piena solidarietà ai fratelli e alle sorelle migranti di Rosarno, a coloro che fino ad ora hanno represso e soffocato quel sentimento di ingiustizia e sofferenza, per avere 20 euro in tasca a fine giornata, lo stesso sentimento che ora si è mostrato nel coraggio e nella dignità di ribellarsi.

Siamo gli stessi che un anno fa scendevano nelle strade e nelle piazze della nostra città per difendere la scuola e l’università pubbliche dall’attacco inflitto dai ddl 133 e 137 proposti dalla ministra Gelmini.

Siamo gli stessi che in quell’occasione hanno rispedito al mittente il tentativo di creare “classi ponte”, di alimentare cioè il clima di razzismo e di ghettizzare anziché favorire l’incontro di culture e differenze.

A distanza di un anno la ministra dell’istruzione Maria Stella Gelmini ha nuovamente attaccato il diritto ad un’istruzione accessibile a tutt*, emanando una circolare intitolata "Indicazioni e raccomandazioni per l' integrazione di alunni con cittadinanza non italiana", che fissa il limite al 30% di alunni migranti per classe.

Un provvedimento che mette in evidenza come gli scopi non siano assolutamente pedagogici ma rispondano semplicemente ad una precisa volontà di ignorare il fatto che le diversità possano costituire una ricchezza fondamentale per la cultura, tentando di indicare le differenze come una minaccia da limitare, emarginare e guardare con sospetto fin dai banchi di scuola.

Noi al contrario pensiamo che qualsiasi forma di confronto tra soggettività che vengono da mondi e culture diversi, che hanno alle spalle vissuti differenti sia un’enorme possibilità di arricchimento, che l’incontrarsi e l’intrecciarsi di culture differenti altro non possa essere se non sinonimo di crescita.

Nella giornata di sabato 16 gennaio parteciperemo pertanto al presidio pubblico promosso da Riminesi globali contro il razzismo ed invitiamo tutte le soggettività che un anno fa hanno dato vita al movimento dell’Onda Anomala nella città di Rimini, opponendosi al disfacimento dell’istruzione pubblica, tutti coloro che credono che l’incontro di culture differenti vada visto come un arricchimento, una possibilità di confronto e di crescita a parteciparvi.


Collettivo universitario BlacK SheeP @Rimini

lunedì 28 dicembre 2009

Presidio pubblico: No Border active plus, il nuovo smacchiatore antifascista

Mercoledì 30 dicembre cancelliamo le scritte della vergogna, limpidi e fieri di essere antifascisti nei percorsi di promozione reale della cittadinanza contro l'esclusione, la criminalizzazione delle diversità, le barbarie del presente.

Le feste natalizie portano "cauti" consigli agli autori della scritta, corredata da croce celtica e svastica: "No Border a morte".
No Border è, infatti, l'associazione di promozione sociale che si occupa di cooperazione internazionale, disagio giovanile e sicurezza sociale nata all'interno del Laboratorio Sociale Paz di via Montevecchio. La stessa associazione che si costituì parte civile insieme al Comune di Rimini e a Valter Naldi, il senza fissa dimora ospitato al Paz, nei due processi che hanno visto coinvolti 13 iscritti (fra cui due minorenni) a Forza nuova Rimini per il tentato assalto e incendio al Laboratorio Sociale Paz nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2007. Le accuse nei loro confronti erano di: concorso in tentato incendio e tentato sequestro di persona, aggravato dal numero delle persone che vi hanno preso parte, dall’avere determinato a commettere i reati anche minori, dall’avere agito con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. I tre processi avvenuti nel 2008, uno con rito ordinario (per un unico imputato), uno con rito abbreviato (per 9 imputati) e due pateggiamenti, hanno portato a condanne che vanno tra i quattro e un anno e otto mesi, condanne che confermano tutte le accuse mosse dal Pm, Elisabetta Melotti, della Dda di Bologna tranne la finalità eversiva.
Riteniamo che una minaccia di morte non sia da sottovalutare vista anche la gravità dei fatti sopracitati e il dato che l'associazione, insieme allo spazio sociale Paz, sono state vittima di un attentato proprio a causa delle finalità sociali, antirazziste e antifasciste dei propri progetti. Nei faldoni dei tre processi che hanno portato alla condanna degli 11 imputati, iscritti a Forza Nuova Rimini, si parla chiaramente di: "legare l’occupante senza fissa dimora", "spaccargli le gambe", "picchiare lui e gli altri subordinati", "andarli a prendere a casa e dar fuoco alle loro abitazioni", oltre a schedature fotografiche/anagrafiche degli attivisti del Paz. Affermazioni preoccupanti così come riteniamo preoccupante l'utilizzo, nella scritta apparsa in questi giorni, dei simboli, svastica e croce celtica, che richiamano immediatamente i movimenti neonazisti odierni e i secoli bui della storia europea. La scritta "No Border a morte" non è una questione privata perché non attacca una parte minoritaria della città, ma attacca tutte le realtà sociali e le persone che operano nel territorio a favore degli ultimi, dei diversi, degli esclusi, della comunità.

E' per tutte queste ragioni riteniamo di rendere pubblica questa cosa e di lanciare un appuntamento comune per tutte le persone che ritengono giusto cancellare i simboli della vergogna umana, quella che attraverso l'odio razziale e politico, sfociato nei famigerati lager nazisti, ha pensato e pensa di cancellare le diversità e di annientare chi pratica percorsi di giustizia sociale, di libertà e di pace alla luce del sole. L'appuntamento comune è per Mercoledì 30 dicembre alle ore 15 all'ingresso dell'ex fiera (dopo la 1° rotonda su via della fiera) saremo armati di colori e pennelli per cancellare un'offesa alla città e alle radici stesse della democrazia, nonché al valore sociale e solidale della nostra associazione e dei nostri percorsi limpidi e fieri.


Ass. No border e Paz Project Rimini





Le foto delle scritte contro l'ass. No Border



mercoledì 23 dicembre 2009

FREEDOM FOR LUCA TORNATORE!

Nella notte tra il 14 e il 15 dicembre, nella notte dei rastrellamenti della polizia a Christiania, tra le oltre 200 persone arrestate, tra cui 81 italiani, c'era anche Luca Tornatore.
Ricercatore al Dipartimento di fisica dell’Università di Trieste, Luca è stato una delle figure pubbliche fondamentali della rete “See you in Copenhagen” mettendo a disposizione del movimento il suo sapere, la sua faccia e le sue idee.

Proprio per le sue idee e per averle espresse pubblicamente Luca è stato arrestato e si trova al momento ancora nelle carceri danesi pur essendo innocente. Vogliono tenerlo in carcere fino al 12 gennaio, per processarlo e magari poi condannarlo.
La sua unica colpa é stata quella di aver aver messo la sua conoscenza al servizio di tutti noi.
Il suo fermo è stato confermato non sulla base di prove, ma proprio per punire il suo impegno, la sua visibilità pubblica e la sua competenza.

Tutto questo è inaccetabile!
Rivogliamo di nuovo Luca Tornatore al nostro fianco!


E' importante fare sentire a Luca la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. Inviamogli cartoline, telegrammi, lettere...Riempiamo il carcere di Copenhagen di libertà!! Questo è l'indirizzo:

Luca Tornatore 211275 ABBM -Vestre Fængsel Kirke, Vigerslev Allé 1D, 2450, København Ø Svolta - Copenhagen - Danmarkt


Aderisci al gruppo su facebook: AIUTIAMO LUCA TORNATORE **ARRESTATO A COPENHAGEN


Firma l'appello di solidarietà:
www.petizionionline.it



LUCA LIBERO! LIBERO SUBITO!

martedì 8 dicembre 2009

Bologna: Corteo indipendente Onda. Info e partenze da Rimini

Ritrovo ore 07.00 Stazione FS di Rimini Partenza ore 07.30 da Rimini


VENERDI' 11 DICEMBRE 2009

CORTEO INDIPENDENTE
concentramento ore 9.30
PIAZZA VERDI @ Bologna

In occasione dello sciopero generale della CGIL, l'Onda tornerà in piazza per attraversare la giornata con i propri contenuti:

Contro i tagli,

Per un reddito minimo garantito per tutte e tutti (Campagna Regionale Y€s we cash!)

Per una scuola e un'università di qualità contro lo smatellamento e la crisi,

Per demistificare la retorica del merito,

Per rilanciare il movimento in vista della discussione in Parlamento del DDL Gelmini.

Per info:
nerepecore@gmail.com - tel. 349 1472553

Blach Sheep e Coordinamento studenti Rimini

mercoledì 25 novembre 2009

Bologna - Bartleby torna a casa...

Black Sheep a Bologna per Bartleby!!!
Oggi 25 Novembre 2009, Bartleby ha riaperto le porte di via Capo di Lucca 30. Un centinaio di studenti e studentesse, precari e precarie, artisti e musicisti, hanno questo pomeriggio invaso la strada di via Capo di Lucca e sono entrati con forza e determinazione in quella palazzina che tutte e tutti abbiamo fatto vivere e dalla quale abbiamo lanciato delle sfide alla città.

Siamo qui, Bartleby è tornato a casa.
Ricomincia a pulsare il centro di Bologna, ricomincia a vivere un atelier della produzione indipendente. Uno spazio di condivisione dei saperi, un territorio di libera espressione e uno snodo delle lotte per la riappropriazzione sociale della ricchezza tra università e metropoli.

Bartleby è innanzitutto un complice dell’Onda, dei conflitti contro lo smantellamento del sistema della formazione e della ricerca e delle battaglie per il libero accesso e la qualità dei saperi.
L’ autoriforma quindi come pratica costituente che si pone l’obiettivo di ridefinire la relazione tra sapere vivo e sapere morto, tra autogestione e subordinazione, tra resistenze della produzione comune di conoscenza e processi di gerarchizzazione, tra accesso alla ricchezza prodotta e rendita.
Un processo quindi che nasce dalle figure che vivono e producono dentro l’università. Studenti, ricercatori e docenti che vogliono affermare una decisione comune sui processi formativi e di ricerca: libero accesso ai saperi, autogestione dei percorsi formativi, crediti e fondi per i seminari di autoformazione e per la ricerca indipendente. Questa è l’ università che vogliamo costruire.

Siamo studenti, ricercatori, artisti, musicisti e precari: un intreccio di relazioni, un progetto che immediatamente eccede i confini labili dell’accademia e ci parla di una città da creare.
Parliamo da un luogo, da uno spazio occupato, dai suoi laboratori artistici e culturali ma guardiamo a una città possibile.
Infatti la città a venire vive già tutta in potenza, nella tensione allo scambio e all’incontro, nella circolazione dei linguaggi e dei saperi, nella sperimentazione di nuove forme di vita, nei flussi comunicativi che la reinventano di giorno in giorno. Un tessuto vivo, centrale per la produzione e l’economia metropolitana, e al contempo messo all’angolo e escluso dalla decisione politica: attaccato frontalmente da cinque anni di cofferatismo.
Bartleby Occupato è solo un sintomo, un segno visibile che in autonomia una presa di parola è possibile e che dal basso possiamo cambiare le geografie di Bologna.

Bartleby reclama reddito contro la crisi e grida “Yes we cash!”.
Da oggi Bartleby è un punto di costruzione di una campagna regionale sul reddito minimo garantito: un reddito garantito, individuale, cumulabile al salario.
Nel tempo in cui la precarietà si fa condizione comune e la crisi attacca violentemente le condizioni materiali di tanti e tante, si fa sempre più decisivo costruire un campo di conflitti attorno alla riappropriazione della ricchezza. Tradurre quel “noi la crisi non la paghiamo” in una tensione affermativa: reclamare un welfare adeguato all’eterogeneità delle figure della produzione e alle qualità del lavoro contemporaneo. Reddito vuol dire non essere piu' ricattabili dai tempi di vita dettati da lavori sottopagati ma libero accesso alla formazione, ai saperi e alla conoscenza. Reddito vuol dire autodeterminazione, sicurezza, indipendenza e autonomia.

da globalproject.info

martedì 24 novembre 2009

Yes we cash! per una legge regionale sul reddito minimo garantito


Parte oggi la campagna sul reddito in Emilia Romagna.

Questa mattina un centinaio di precari, studenti, lavoratori e disoccupati hanno interrotto uno degli ultimi consigli regionali della giunta uscente della Regione Emilia Romagna al grido Yes we cash!.

Lo slogan rappresenta la richiesta immediata di un reddito minimo garantito che guarda alla sperimentazione avviatasi nella regione Lazio dove è già in atto un processo di nuovo welfare che vada a garantire tutte quelle figure di lavoro precario al momento non garantito.

I protagonisti dell'iniziativa, armati di soldi finti, mascherine, striscione e megafono, hanno distribuito tra i banchi dei consiglieri regionali un pamphlet che raccoglie analisi, dati e confronti con le realtà europee in cui un reddito minimo garantito esiste da tempo. La campagna Yes we cash! vuole essere un percorso aperto e attraversabile in cui si intrecciano relazioni che coinvolgano il piu' ampio numero possibile di soggetti colpiti dalla crisi: dagli studenti dell'Onda ai lavoratori ormai da tempo in cassa integrazione in una regione in cui la disoccupazione di massa ha iniziato a scavare solchi profondi nella condizione sociale e di vita.

Reddito vuol dire non essere piu' ricattabili dai tempi di vita dettati da lavori sottopagati ma libero accesso alla formazione, ai saperi e alla conoscenza.

Reddito vuol dire autodeterminazione dei propri corpi in un paese in cui non può essere la famiglia l'unico forma di welfare.

Reddito vuol dire possibilità di scegliere dove andare.

Parlare di Reddito vuol dire per noi parlare di sicurezza, parlare di indipendenza e di possibilità di scelte autonome.

Yes we cash!


Potete trovare maggiori informazioni e tutto il materiale della campagna da scaricare e diffondere su

globalproject.info
y€s we cash!

sabato 21 novembre 2009

Roma 20 novembre: studenti e precari in assemblea: il rilancio dell'Onda


Nella giornata di ieri, alcuni studenti e studentesse del collettivo BlacK SheeP hanno partecipato all'assemblea nazionale presso La Sapienza, a Roma.

Una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia che, a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole, si è riunita per rilanciare un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide della società della conoscenza.

Un'assemblea che ha ribadito quanto il miglioramento di università e scuole non possa passare attraverso un taglio dei fondi, quanto il concetto di merito debba necessariamente essere collegato ad un ragionamento più ampio sul reddito e sulla realizzazione di un nuovo welfare sociale per tutt*, quanto siamo ancora convinti che il DDL Gelmini debba essere immediatamente ritirato.

Anche nella nostra città è necessario riaprire il terreno delle lotte all'interno delle scuole e dell'università attraverso iniziative di mobilitazione che dovranno coinvolgere tutte le soggettività del mondo della formazione e non solo e che dovranno necessariamente crescere e rafforzarsi in questi mesi per arrivare con gambe ben solide alla prossima primavera, momento che vedrà la discussione del ddl al Senato.

Rilanciamo per questo motivo, nelle prossime settimane, un percorso di mobilitazioni all'interno di scuole e università che sarà caratterizzato da azioni di protesta in forme molteplici e di momenti di socialità attraverso i quali poter realizzare un fondocassa che ci consenta una partecipazione numerosa alla giornata dell'11 dicembre a Roma.

Noi la crisi non la paghiamo!

Leggi l'appello alla mobilitazione

martedì 27 ottobre 2009

Casa Cantoniera Zora

Casa Cantoniera Zora è una risposta alla crisi che si abbatte su studenti e lavoratori precari in questa città.
Casa Cantoniera Zora è l’ espressione massima organizzata che si attiva per affrontare questo momento difficile che vivono gli studenti e i lavoratori in questo territorio. Nasce dall’ esigenza reale di avere una casa in un contesto di crisi economica che vede sempre più lavoratori cassaintegrati e affitti che arrivano a superare i 300 euro mensili per una camera singola. E’ alimentata dagli studenti del collettivo BLACKSHEEP e dai Precari della nostra città.
Casa Cantoniera Zora è una risposta alla nostra Università incapace di aiutare gli studenti che combattono contro il problema del caro affitti, non crea uno sportello di aiuto e supporto ma al contrario alimenta il mercato nero di case e posti letto. Delega ed appalta a ditte esterne in combutta con l’ Università la problematica affitti/ studentati, arrivando ad affittare camere singole a prezzi stratosferici, alimenta il mercato nero generato dai privati che affittano scantinati e seconde case fatiscenti in condizioni igienico sanitarie disumane.
Casa Cantoniera Zora è una risposta alla nostra Amministrazione Comunale che non prevede un piano strategico regolatore di aiuto a tutte quelle famiglie italiane e non solo, che ormai da anni sono in attesa di assegnazione di una casa popolare. Al contrario, si continua ad incentivare la creazione di edilizia privata e si spediscono le famiglie in difficoltà a vivere nei “residence” in attesa di assegnazione di un alloggio popolare. Inoltre la politica adottata da ACER non è altro che una “scenografia”, serve a mascherare la mancanza di una vera politica di aiuto a chi non riesce a pagare un affitto privato perché senza lavoro o in cassa integrazione.
Casa Cantoniera Zora é contro la rendita, i palazzi sfitti, le case vuote e il piano casa del governo che ci vuole far dormire nella veranda condonata dei nostri genitori. Casa Cantoniera Zora è il punto più alto della città, quello della rottura degli schemi che ci vogliono ospiti, precari, clandestini. Casa Cantoniera Zora da oggi è in periferia, ma presto sarà in tutta la città. Casa Cantoniera Zora da oggi è una casa autogestita, comune, che nasce dal desiderio di autonomia dei giovani studenti e precari della città di Rimini. Uno stabile strappato al degrado e restituito alla città.
Se legalità significa poter affittare in nero, arricchirsi con la rendita, versare quasi l’ intero stipendio per un affitto o per un mutuo, aspettare dieci anni in graduatoria per avere una casa popolare, andare a vivere nelle frazioni per potersi permettere una casa, espellere i ceti popolari e precari tramite la creazione di aree di lusso, allora, siamo fieramente illegali!
Non è stato tolto nulla a nessuno, la casa Cantoniera è sfitta dal 2004, alienata dal 2006 e nessuno è in attesa di entrarvi e tanto meno procederne all’ acquisto. E’ stato solo praticato un diritto. Proprio per questo diffidiamo chi di dovere, dal gestire le occupazioni come un problema di ordine pubblico, ignorando quello che sono realmente, l’ espressione di un problema politico e sociale.
L’ occupazione della casa deve portare inevitabilmente al confronto con le istituzioni, siano esse politiche, religiose o laiche. Deve essere un punto di partenza da dove si può cominciare a costruire una nuova forma di Welfare Sociale che nasce dal basso, condividere questa nuova soggettività con chi in questo territorio, rappresenta l’ interlocutore politico, religioso o laico. Chiediamo di aprire un dibattito serio e programmatico che miri a tutte quelle soggettività collettive o singole che in questo contesto di crisi economica non hanno la forza di reagire. Chiamiamo in causa la provincia, proprietaria dell’ immobile ad un confronto diretto sulla futura gestione ad uso abitativo dello stabile . Ne reclamiamo l’ utilizzo e ci proponiamo come soggetto unico che riporterà in vita la struttura, c’ impegneremo affinché questo stabile non sia più classificato “zona degradata”. Il lavoro che verrà apportato per rendere la struttura agibile può più che bastare a pagarne il canone di affitto.
Chiediamo un confronto con le figure politiche locali affinché si riesca a collettivizzare l’ iniziativa portata avanti dagli studenti e dai precari riminesi.
Rispondiamo alle parole di Monsignor Lambiasi e ne elogiamo il comunicato, soprattutto quando parla di crisi dell’ istruzione e deriva culturale cittadina. Sarebbe bello aprire un dibattito e cercare tutti insieme nuove forme sociali condivise, soprattutto nella misura in cui questo stato di malessere è presente su diversi strati sociali.
Ci rivolgiamo a tutta la cittadinanza e chiediamo di non abbassare lo sguardo, a non fingere che questo periodo brutto di crisi dell’ economia, dei valori sociali e dell’ indifferenza verso il più debole ci porti allo scontro fra di noi, noi siamo cittadini come voi che cercano di lavorare, di studiare e di crearsi un futuro, paghiamo le tasse, facciamo spesa al supermercato e ci mettiamo in coda alla posta. Abbiamo trovato il coraggio d’ infrangere la legge perché proprio chi ci governa ci ha costretti a farlo. Ora siamo qui, non abbiamo nulla da perdere ma tutto da guadagnare.



Via Marecchiese 233 Rimini
Qui:
http://maps.google.it/maps?f=q&source=s_q&hl=it&geocode=&q=via+marecchiese+233+rimini&sll=41.442726

venerdì 23 ottobre 2009

Risposta a Monsignor Lambiasi sull'università riminese

Di seguito la risposta di alcun* student* universitari rimininesi all'intervento del Vescovo di Rimini in occasione dell'avvio del nuovo anno accademico

Volevamo lodare l'intervento di Monsignor Lambiasi tenutosi il giorno 21 Ottobre presso la Cappella Universitaria di San Francesco Saverio in piazza Ferrari. Le parole di Monsignor Lambiasi sono un "fulmine a ciel sereno” con un rimbombo udibile fino alla sede centrale dell’ Alma Mater a Bologna. Non potevamo ascoltare le sue parole passivamente. Il Suo intervento conferma la lettura della crisi della nostra Università che anticipammo circa un anno e mezzo fa. La deriva della cultura in questo territorio è ormai un dato di fatto, l’Università di Rimini non riesce a produrre ragionamenti rivolti al territorio e lavora in funzione “del guadagno” relativo alle macro-economie che si generano intorno agli studenti. Basti pensare che la citazione “città del divertimentificio” è generata principalmente dalla popolazione universitaria perché vi è forte mancanza di alternative culturali in grado di spostare questa grande comunità e renderla parte attiva della città anche in maniera critica. L’ affermazione di Monsignor Lambiasi di “ipotrofia” dell’università italiana, è maggiormente accentuata in questo territorio dal menefreghismo generale delle istituzioni nei confronti di questa grande opportunità che è la nostra università.

Altro concetto chiave nella lettura della crisi culturale è quello di “stipendifico”, come afferma Monsignor Lambiasi “badando prevalentemente ad accumulare crediti ed esami”. Secondo il nostro parere questa affermazione si sviluppa analizzando la gestione interna dell’università. Questa, avendo un forte carattere aziendale, tende a generare profitto sugli studenti che vengono identificati tramite un numero assegnato (numero di matricola) e che di conseguenza tende a rapportarsi al di sopra della identità fisica individuale, comunicando tramite e-mail o cercando il confronto tramite richiesta di appuntamento con il personale sempre più raro da ottenere. La nostra università è un “non-luogo” paragonabile alla stazione centrale di Milano o alla metropolitana di Roma, un luogo fisico degradato (vedi cortile Alberti) che non si riesce a valorizzare creativamente e culturalmente e che spinge l'universitario a frequentarlo solo nelle ore di lezione, per poi chiudere i vari plessi, spingendo lo studente in quelle macro-economie costituite dall’aperitivo, dalla discoteca e dalla birra sul lungomare. Lo studente non ha alternative. Il centro storico a sua volta è una zona priva di cultura: non un cinema, non un teatro, non un punto di aggregazione che riesca a produrre cultura.

Altra piaga è la speculazione sugli affitti. Si arriva a pagare più di 300 euro per una camera singola; non esiste un piano d’ intervento per mettere lo studente in condizione di studiare tranquillamente senza il problema dell’affitto, delle bollette e del mangiare. Si alimenta in questo modo (oltre alla frode fiscale) il mercato del lavoro nero. Chi è in difficoltà economiche e crede fortemente nel proprio percorso universitario è costretto a lavorare per pagarsi gli studi. Ogni lavoro è buono, ogni mansione è accettata. Si lavora in nero, non esistono contratti di lavoro per studenti, non esistono agevolazioni per chi studia e lavora al tempo stesso. Quello che più preoccupa è la mancanza d’interesse di questa amministrazione comunale e della collettività verso l’università riminese. Monsignor Lambiasi alla città osa chiedere di prendere consapevolezza dell’importanza che riveste la presenza dell’Università a Rimini, non considerandola prevalentemente come una possibilità di guadagno e di speculazione a breve termine, ma come una realtà portatrice di valori e fondamentale per la sua crescita futura nel medio/lungo termine. Condividiamo pienamente le parole di Monsignor Lambiasi, speranzosi che si riescano a creare sinergie condivise tra i vari attori presenti sul territorio e che si riesca a trovare una nuova destinazione culturale in grado di trasformare la nostra università dalla situazione attuale “per se” in una nuova visione collettiva “in se”.

Universitari di Rimini

lunedì 7 settembre 2009

BENTORNATI


Ricomincia un nuovo anno e ricominciano le "lotte" per cercare di ritrovare una giusta direzione nel nostro percorso universitario. Più che mai quest' anno è importante essere tutti presenti! Le tasse universitarie aumentano, gli affitti sono sempre piu cari e rari da trovare, l' inflazione avanza e fare la spesa è diventato sempre più difficile, magari per un pezzo di pane in più si rinuncia a qualcos'altro. In tutto questo la nostra Università ci aiuta aumentando la retta universitaria e dimenticandosi dei problemi che stanno alla base di ogni studente fuorisede o di chi decide di andare a vivere da solo, fregandosene dei nostri problemi di affitto, della mensa e della riduzione o il blocco per un eventuale aumento delle tasse. Inoltre non esiste un associazione o un rappresentante degli studenti che si preoccupa di far presente il tutto, quindi l' Università non avendo ostacoli ed opinioni contrastanti ne approfitta!!In tutto questo però c'è la possibilità di vederci, incontrarci e discutere su come venirne fuori attraverso soluzioni comuni.. il Collettivo BLACK SHEEP ha già un anno di percorsi e di ragionamenti e invita tutti voi a prendere parte a questo percorso per capire e discutere insieme dei problemi nella nostra università. Molte battaglie nell'anno trascorso siamo riusciti a vincerle, da quest'anno però sarebbe bello riuscire ad allagare il gruppo!!

Contattateci, girate la voce, proviamo a vederci e cerchiamo di creare un incontro al più presto.

L'anno accademico sta per cominciare e dobbiamo essere pronti ad affrontarlo a viso aperto!!

venerdì 31 luglio 2009

"Onda teppista": le motivazioni del tribunale del riesame.


da Infoaut.org

Torino - 30.07.2009. Bocciato ancora il teroema Sparagna. L'Onda "colleziona" appellativi, dopo il "guerrigliero" appiccicato da Brunetta, il "paramilitare" affibbiato da Caselli, ora il tribunale del riesame di Torino si prodiga per allungare la lista: "teppista". Tanta attenzione ed enfatizzazione che, dal punto di vista del movimento, è non intellegibile nella sola povertà e teatralità dell'etichettatura, ma piuttosto nella capacità dell'Onda di raccogliere i risultati di un percorso importante iniziato lo scorso ottobre, nella giustezza politica dell'indirizzo preso (verso un caldo autunno 2009!), che ha avuto una sua centrale tappa nella costruzione dell'opposizione al G8 University Summit di Torino, nella giornata dell'"Onda perfetta" del 19 maggio scorso.

Ieri il tribunale del riesame di Torino ha depositato le attese motivazioni per le scarcerazioni ottenute per i 21 studenti e studentesse dell'Onda Anomala in seguito al "compimento" dell'operazione Rewind. I magistrati Pier Giorgio Balestretti, Daniela Rispoli e Massimo Scarabello hanno quindi snocciolato in 9 pagine i perchè delle attenuazioni delle misure di controllo nei confronti degli arrestati di Torino, Padova, Napoli e Bologna.


Onda teppista "I 18 dell'Onda, teppisti con metodi da guerriglia" così titola, a caratteri cubitali, la pagina della cronaca cittadina de La Stampa. Molto spazio la notizia la trova anche in tutti gli altri quotidiani locali, un festival dei titolisti. La maschera del teppismo, in un'operazione Rewind costruita nella cifra della sua mediaticità, per compattare i cocci e per preservare la presentabilità di un teorema Sparagna fracassatosi contro la realtà.

Infatti, tolta la velina del teppismo giustificatorio degli arresti, quel che segue è tutta un'evidenziazione delle falle giuridiche e della natura edilizia di Rewind: "Non si può non tener conto dello stato di incensuratezza di quasi tutti i pervenuti, dell'assenza di precedenti carcerazioni, della relativa giovane età, e del periodo di detenzione seppur breve sofferto che ha indubbiamente contribuito a far prendere loro coscienza dell'estrema gravità delle loro condotte e consapevolezza delle conseguenze penali. Deve essere condivisa la conclusione del gip sulla sussistenza per tutti i ricorrenti del pericolo di reiterazione di reati della medesima specie". Molto di quello che l'Onda ha denunciato, per le strade in piazza nei rettorati, in 2 settimane di mobilitazione contro gli arresti è stato ripreso dai giudici, arresti inaccettabili ancor più nella misura in cui sono stati propinati. Il resto, prevenzione e deterrenza, anche nella contraddizione espressa (il carcere li avrebbe ricondotti su una via salvifica ma permane il pericolo di reiterazione!), trova il tempo che trova, magari lo spazio, ora che son tutti fuori dal carcere, per una risata. Non hanno niente in mano sul piano penale e fattuale, e continuano a cercare di spacciare per reati gravi le accuse di resistenza e lesioni!


"Chiaccere e distintivo" Ma il nodo che è assolutamente più centrale e interessante da cogliere è tutto politico, anzi, sta nella politicità che è stata innervata dalla magistratura all'operazione Rewind. Un attacco repressivo contro l'Onda che, come fatto il 19 maggio in piazza a Torino, si è difesa, ha contrattaccato e fatto crollare il teorema Sparagna, ordito da "sua maestà democrazia e antimafia" procurator Caselli. Il tribunale del riesame infatti scrive che non vuole farsi condizionare da "suggestioni indirettamente o direttamente di tipo ideologico", che non tocca a lui "valutare gli scopi della manifestazione e della natura dei movimenti protagonisti", osservando che "le generalizzazioni sono in ogni caso controproducenti, in qualunque direzione interpretativa ci si voglia muovere".

Un boccone amaro da mandare giù dal pm Sparagna, anche la magistratura ha smontato la sua costruzione teorematica, accorgendosi della valenza politica che è stata data ai 21 arresti dell'Onda. Povero Sparagna, peggio di così! Il suo teorema crollato, gli studenti tutti liberati dal carcere e, oggi, la tirata di orecchie da parte del tribunale del riesame! L'Onda aveva ragione, i discorsi sincopati e preveggenti del pm erano deliri! Infine, non poco spazio l'han trovato, nella ciclica doverosità di lisciamento pelo del corpo armato dello Stato, i vezzi e le moine dei giudici verso le forze dell'ordine in piazza il 19 maggio, dove si è dato un conflitto "scevro da peggiori conseguenze essenzialmente grazie all'estrema professionalità dimostrata dal personale di polizia e alla sua condotta esemplare". Usando poi, forse, la stessa categoria interpretativa anche per la piazza, sostenendo che la cronaca di Radio BlackOut avrebbe, per i manifestanti, "indubbiamente alimentato una visione enfatizzata delle proprie azioni, stimolandole". Indigenza umana di un ceppo giudiziario e poliziesco incapace di soppesare e comprendere i livelli su cui si danno i movimenti sociali (cosa che ci turba ben poco!), fiondati nella mania di protagonismo e auto-promozione che li vede comunemente eccitati nella prospettiva di sfondare porte all'alba con pistola e distintivo, per poi presentarsi sorridenti in conferenza stampa, magari con un caselliano apprendista stregone di turno affianco.


L'Onda ha vinto anche questa battaglia, distrutto il teorema Sparagna, liberati i compagni e le compagne dalle galere, ora si prepara alla mobilitazione che viene; è ben poca roba (sopratutto per i guardiani dell'ordine, s'intende) un'estate con 2 compagni ai domiciliari, 3 con l'obbligo di dimora e 14 con l'obbligo di firma: l'Onda preferisce surfare d'autunno, you are loser.

giovedì 30 luglio 2009

Rimini - Chiama SOS al 320 1126686.


Uno Strumento di promozione della convivenza sociale, contro gli abusi delle forze dell'ordine in spiaggia e il razzismo istituzionale

La bagarre ha raggiunto il suo apice, è ormai agosto e che dire, ogni copione si ripete sempre uguale, ogni anno però con qualcosa in più. L’anno scorso fu proprio il sindacalista della Fiom, Giorgio Cremaschi, ad invocare il boicottaggio delle spiagge riminesi a causa dello modalità “poco ortodosse” di contrastare la vendita ambulante senza licenza. Quest’anno invece è l’assessore alla sicurezza, Roberto Bigini, che in linea con le politiche nazionali incarnate nel famigerato pacchetto sicurezza, si scaglia contro i soliti capri espiatori, i venditori ambulanti ma - ecco la novità dell’estate 2009 - anche con una folta schiera di turisti che si indignano di fronte ai modi “poco ortodossi” di intervento in spiaggia delle forze dell’ordine.

Scriviamo modi “poco ortodossi”, perché se parliamo di abusi delle forze dell’ordine ed in particolare dei vigili urbani (che noi consideriamo tali) automaticamente facciamo parte della schiera dei “fuori di testa”, del mondo alla rovescia, di chi vuole tollerare qualche forma di illegalità…

Invece ci sentiamo parte di chi chiede a più voce legalità e sicurezza. Perché? Perché crediamo si debba declinare la sicurezza nei termini di sicurezza sociale, ovvero come possibilità di avere quelle risorse sociali, economiche e culturali che ci mettono al riparo dai tanti rischi dell’esistenza, soprattutto nell’epoca della crisi. Rischi che non sono legati tanto alla criminalità, o alla vendita ambulante senza licenza, ma alla malattia, alla disoccupazione, allo sfruttamento, alla precarietà, all’impossibilità di avere una casa ecc.

La sicurezza, di cui parla Bigini, ma anche l’acredine contro “la falsa beneficenza” che impiega quando parla rivolgendosi ai turisti che reagiscono alle maniere “poco ortodosse” (abusi per i fuori di testa) delle forze dell’ordine in spiaggia, si sostengono e giustificano grazie a quello che è successo fino ad ora: la produzione di politiche che non sono più politiche sociali, ma sono politiche di sterilizzazione del territorio, di militarizzazione dello stesso dentro un quadro di paura generalizzata che si scaglia contro chi non ha nulla e che, proprio nel non avere nulla (reddito, cittadinanza, status giuridico, documenti ecc), è il bersaglio delle paure generalizzate.

Le misure repressive, le retate in spiaggia da cosa ci dovrebbero proteggere? Dalla crisi economica? Dallo sfruttamento nel lavoro stagionale che riguarda anche tanti riminesi? Dagli incidenti e dalle morti bianche nei luoghi di lavoro? Da qualche malattia??? Dalla precarietà forse?

No, le retate in spiaggia, come tante altre misure repressive servono solo ad alimentare il nostro senso di sfiducia generale nel cambiamento, nel futuro, servono per avere qualcuno con cui prendersela se c’è crisi nel commercio, se non si arriva alla fine del mese.

Con questa sicurezza non solo siamo tutti meno insicuri, ma siamo anche tutti meno liberi e meno inclusi nella società. Per questo nasce SOS.

SOS nasce come tentativo di promuovere convivenza e sicurezza sociale, nasce per intercettare le forme di abuso che si esercitano nella violenza sui corpi, nelle ingiustizie perpetuate nel nome del rispetto delle leggi e delle regole che valgono per pochi ma non per tutti.

Sos nasce per accogliere le sensibilità che ancora ci sono nelle nostre città e che si esprimono attraverso gesti di ribellione all’ordine e al controllo sociale costruiti sulla paura.

Sos nasce per non lasciare soli quei turisti che non fanno finta di vedere cosa succede accanto al loro sdraio e che hanno il coraggio di esprimere un pensiero nuovo. Boicottare il pensiero nuovo, quello di chi vuole costruire società includenti, di chi vuole respingere il razzismo istituzionale, significa proporre di boicottare vie di fuga alla crisi, boicottare la possibilità di nuovi scenari sociali.

SOS vuole parlare un linguaggio nuovo, non importa chi sia a rispondere a questo numero di telefono, importa che SOS voglia dare voce alla nuova cittadinanza, accoglierla, sostenerla, così come è stato per la guida informativa per i venditori ambulanti senza licenza pubblicata tre anni fa.

Strumenti di promozione della convivenza sociale, contro gli abusi, lo sfruttamento e il razzismo istituzionale.

_Paz Project_

iononhopaura.rimini@gmail.com


da globalproject.info

lunedì 20 luglio 2009

L'Università di Bologna ordina lo sgombero e il sequestro di Bartleby


Bologna - 20 luglio 2009. Questa mattina un ingente schieramento di reparto mobile e digos ha sgomberato e posto sotto sequestro lo stabile di via Capo di Lucca 30. La magistratura ha nuovamente sequestrato Bartleby per ordine e per conto dell'Università .
Il 20 luglio la Prorettrice Monari e il Rettore Calzolari hanno pensato bene di usare ancora una volta la Procura della Repubblica per rispondere ai bisogni e alle richieste di centinaia di studenti e studentesse. Non ne possiamo più di chi utilizza ancora una volta simili comportamenti!
Ci siamo sempre pubblicamente impegnati affinché i lavori della rete Lepida venissero portati a termine...e così è stato. Lo stabile di via Capo di Lucca 30 non è né inagibile né al centro di progetti di riqualificazione. Diciamo questo con la certezza della verità, anche se l'Università e la Prorettrice Monari in primis, hanno sempre fatto di tutto per impedirci di accedere agli atti riguardo lo stabile, fra l'altro alludendo a delle motivazioni tutte formali e molto poco plausibili.

Siamo al paradosso... l'Università di Bologna decide ancora una volta di sequestrare uno dei pochissimi immobili di sua proprietà presenti in centro pur di non concederne l'utilizzo alle centinaia di studenti e studentesse che, in questi mesi, lo hanno attraversato e reso vivo.
Il sequestro di oggi ci parla di una governance universitaria sempre più in crisi...questa è la sola verità. Una crisi in primis di legittimità: stiamo parlando di Calzolari, Monari, Depolo… di una squadra di governo che negli ultimi mesi ha messo in fila una serie di menzogne e di viltà.Una dirigenza politica ormai allo sbando che prima propone un aumento delle tasse ( scaricandolo sulle fasce deboli degli studenti), poi ritira questa assurdità ed infine, a metà luglio, approva definitivamente un aumento delle tasse in tempi di crisi economica. Al contempo rifiuta in ogni occasione il confronto con gli studenti, preferendo la via giudiziaria all’ assunzione delle proprie responsabilità politiche. Non ultimo il tentativo di rispondere a Bartleby provando a sospendere dall’Università 4 studenti per mezzo di sanzioni disciplinari. Fortuna vuole che il tempo a loro disposizione stia per scadere e che per questa squadra di “ stalinisti di serie Z ” non ci sia futuro.


Abbiamo occupato per due volte, abbiamo rotto i sigilli, abbiamo impedito che Bartleby venisse murato!
Chi è costretto ad agire in sordina il 20 luglio ha solo una tremenda paura… Paura fondata, lo sanno infatti che saremo l’ Onda che li travolgerà.


SEE YOU SOON!
Bartleby

Comunicato tratto da UNIRIOT.ORG

sabato 18 luglio 2009

ONDA LIBERA TUTTI!


Tutt* fuori! Finalmente liber*!
E’ di qualche ora fa la notizia della liberazione dei 21 studenti arrestati la mattina del 6 luglio in seguito alle disposizioni del procuratore Caselli. Seppur con qualche restrizione ancora, due studenti torinesi agli arresti domiciliari, tutti gli altri con l’obbligo di firma o di dimora, oggi possiamo festeggiare la libertà finalmente ottenuta.

Due settimane, quelle trascorse, piene di rabbia, determinazione e indignazione che hanno sancito un’importante vittoria da parte dell’Onda e dimostrato quanto la forza e la potenza dell’Onda siano ancora così lontane dall’esaurirsi.
In questi giorni di caldo torrido e in un periodo dell’anno che vede le facoltà quasi deserte la risposta del movimento non si è fatta indebolire dalle temperature, né attendere: immediate e numerose sono state infatti le occupazioni di rettorati e facoltà, così come i cortei notturni, i presidi, i blocchi selvaggi del traffico e una raccolta di firme, tra docenti (nazionali e internazionali) ed intellettuali, senza pari.

E dopo due settimane crolla anche l’impianto accusatorio del procuratore Caselli, che voleva dividere il compatto e determinato corteo che il 19 maggio ha attraversato le vie della città di Torino in buoni e cattivi e assegnare così ad una parte ristretta tutte le responsabilità.
Crolla un impianto accusatorio basato sul nulla, su prove inconsistenti e, se non fosse per la gravità e non si stesse parlando della libertà di 21 persone, che fanno sorridere.
Un’inchiesta eseguita alla vigilia dei lavori del G8 all’Aquila ma che in realtà era stata firmata già il 20 giugno, prova ulteriore questa di tutto quel subdolo teorema costruito dal procuratore e dai suoi asserviti.
Dietro quello scudo c’eravamo tutt* quant* così come ci saremo in un numero ancora maggiore il prossimo autunno!!

BLACK SHEEP – Onda Anomala riminese



Per ripercorrere i vari passi dell’operazione REWIND --> Info, editoriali e news sull'operazione poliziesca contro il movimento dell'Onda

lunedì 13 luglio 2009

La guerra preventiva all'università

Una analisi "a caldo" sulla giornata di arresti di studenti in diverse città italiane
di Francesco Raparelli

6 / 7 / 2009

L’operazione di polizia su vasta scala che ha portato ieri all’arresto di 21 persone, con oltre un mese di ritardo rispetto ai fatti, appare chiaramente e clamorosamente sproporzionata rispetto agli episodi contestati. Si tratta, in tutta evidenza, di un’operazione che guarda al futuro e non al passato, preventiva rispetto alle prossime mobilitazioni per il G8 e oltre. C’è un bersaglio preciso: è l’Onda, è il movimento degli studenti.

E’ tuttavia opportuno segnalare prima di tutto che l’ operazione riprende alla lettera quella criminalizzazione mediatica che era stata subìta dal movimento il giorno dopo i fatti di Torino. Negli articoli di quei giorni, si affermava che una parte dell’Onda aveva “preso in ostaggio” la parte pacifista della medesima Onda. Le parole pronunciate ieri da Giancarlo Caselli rivelano che questo quadro menzognero, a suo tempo propinato da Repubblica e dal Corriere, è stato ora trasformato in dispositivo giuridico.

E’ inoltre a dir poco singolare, non foss’altro che per il richiamo inevitabile a fasi storiche che speravamo concluse, che sia stato proprio Caselli a gestire la conferenza stampa sugli arresti di ieri. Difficile evitare la sensazione che a lanciare questa offensiva contro i movimenti sia una parte della magistratura certo non alleata del governo. Ed è altrettanto difficile non chiedersi se, dopo la grande operazione scandalistica sul terreno delle notti berlusconiane, la magistratura non abbia deciso ora di muoversi anche sul terreno dei movimenti, come a definire un quadro di doppia instabili, dall’altro sul fronte del governo, e dal basso su quello dell’insubordinazione sociale.

Va da sé che chi decide di agire contro gli studenti in luglio, quando le università sono spopolate, mira a mettere una pesante ipoteca sulla ripresa dei movimenti universitari dopo l’estate. Siamo di fronte a una spinta generale, che non vede protagonista solo il governo, nell’affermazione di un blocco delle istanze di movimento, in vista di un autunno che potrebbe rivelarsi molto caldo. Si allargherà la disoccupazione, finiranno le casse integrazione, arriveranno i veri tagli all’università, chiuderanno i corsi di facoltà e le borse per i dottorati di ricerca. In questo clima di rabbia e tensione latente, l’esigenza di segnare per tempo un’ indicazione fortemente intimidatoria nei confronti del movimento mette d’accordo il governo e chi si candida a promuovere una prospettiva di unità nazionale nella gestione della crisi.

La prima reazione, davanti a questo attacco, deve essere una grande operazione di verità , per dire forte e chiaro che a Torino c’eravamo tutti, che non c’era parte buona e una cattiva del movimento, ma solo studenti che, in migliaia, si sono difesi dalle cariche in una città militarizzata a protezione di un G8 illegittimo, che pretendeva di definire le trasformazioni dell’università. Affermare la presenza comune e di massa dell’intero in tutta quella giornata significa respingere al mittente la non disinteressata bugia di chi vorrebbe dividere il movimento tra buoni e cattivi.

La seconda reazione immediata necessaria è una sfida rivolta a tutto paese democratico, che metta al centro la necessità di garantire margini e spazi di libertà per chi confligge, anche in maniera radicale, contro la crisi. Oggi è l’Onda, domani potrebbero essere gli operai di Termini Imerese. Per questo la battaglia per studenti dell’Onda riguarda tutti e non solo quegli studenti o i militanti che hanno partecipato al loro fianco alla mobilitazione del 19 maggio.

mercoledì 8 luglio 2009

Presidio pubblico Non abbiamo paura! Liber* tutt*, liber* subito!

Martedi 7 luglio ore 21.00

Piazzale Boscovich

Presidio pubblico Non abbiamo paura! Liberi tutti, liberi subito!

All'alba di questa mattina, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Torino, la polizia ha effettuato decine di perquisizioni nella case di studenti e attivisti in tutta Italia. L'operazione della Digos ha eseguito 21 misure cautelari per le mobilitazioni studentesche del 19 maggio scorso a Torino in occasione del vertice del G8 University. Due gli arresti a Padova, quattro a Bologna, 12 a Torino di cui 5 ai domiciliari, 1 ai danni di un attivista napoletano avvenuto al termine della fiaccolata che si è svolta ieri notte a tre mesi dal terremoto. Blindati e polizia hanno inoltre fatto irruzione al centro sociale Asktasuna di Torino e al Festival di Radio Sherwood a Padova. Si sono presi la libertà di ventuno persone sulla base di accuse ridicole e inconsistenti, soprattutto perché hanno utilizzato gli strumenti inquisitori più vecchi contro la cosa più nuova che sia successa in questo paese negli ultimi anni, contro la prima rivolta di massa di quel lavoro cognitivo che non pagherà mai la loro crisi, movimento che è destinato ad organizzare nella trasformazione radicale le libertà e le ricchezze comuni.

L’onda non si arresta. Liberi tutti, Libere tutte!


Black Sheep e Laboratorio Paz

lunedì 6 luglio 2009

Solidarietà agli arrestati. L'Onda non si arresta, LIBERI TUTT*, LIBERI SUBITO!


Questa mattina, all’alba, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Torino, la polizia ha effettuato 21 arresti e numerose perquisizioni ai danni di student* e attivist* in varie città di Italia, tra cui Torino, Bologna, Padova e Napoli.

Il quadro di riferimento è la manifestazione nazionale dell'Onda studentesca contro il G8 University Summit del 19 maggio a Torino.

Una giornata quella del 19 maggio che abbiamo definito perfetta, per la sua portata, per il protagonismo e la forza che l’Onda ha messo in campo in quel momento di lotta. Giornata, dall’altro canto, ampiamente criminalizzata dal punto di vista mediatico e politico. La stessa criminalizzazione, stamattina, è stata esercitata da parte della polizia. Un’operazione questa che si inserisce all’interno di un clima generale di normazione e controllo sui corpi, di falsa sicurezza e privazione della libertà. Un’operazione, inoltre, doppiamente grave, in quanto ha come collocazione temporale la vigilia dei lavori del G8: un segnale quello che ci giunge forte ed inequivocabile di attacco a tutti i movimenti, siano quelli nell’ambito del mondo della formazione e dell’università, siano quelli sociali.

Esprimiamo la massima e piena solidarietà a tutt* i/le compagn* vittime di questo sporco meccanismo.

Non ci avrete mai come volete voi: LIBER* TUTT*, LIBER* SUBITO!

Onda Anomala riminese

Collettivo universitario BlacK SheeP

ancora arresti a Padova e L'Aquila per il G8 Uiversity Summit

Operazione della Digos: giovane di Chiaiano fermato alla fiaccolata nel capoluogo abruzzeseEseguite 21 misure di custodia cautelare in diverse città per gli incidenti dello scorso maggio

da Repubblica

Torino, scontri G8 università - nuovi arresti a Padova e L'Aquila

ROMA - Nuovi arresti per gli incidenti avvenuti il 18 maggio scorso a Torino in occasione del G8 dell'Università. A Padova il leader del centro sociale Pedro, Max Gallob, è stato arrestato nella notte su ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari di Torino. Sempre in relazione agli scontri del maggio scorso è stato arrestato anche uno dei leader del centro sociale Insurgencia di Napoli, Egidio Giordano, fermato nei pressi del centro sociale dell'Aquila dove si trovava per partecipare alla fiaccolata organizzata tre mesi dopo il terremoto. Giordano era stato già coinvolto nelle violente contestazioni all'apertura della discarica cittadina nel quartiere di Chiaiano. L'operazione della Digos di Torino, in coordinamento con la Direzione centrale della polizia di prevenzione, ha eseguito 21 misure di custodia cautelare. In particolare, 12 persone sono state arrestate a Torino, altre a Padova, Bologna e Napoli. Nelle scorse settimane erano già state arrestate due persone: Domenico Sisi, parente del sindacalista Vincenzo Sisi processato a Milano con l'accusa di far parte di un'organizzazione terroristica, e Alessandro Arrigoni, dipendente della prefettura di Milano. Entrambi avevano poi avuto l'obbligo di dimora. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare figura anche un esponente dell'ala universitaria della disobbedienza padovana, attualmente in Iran, suo paese di origine. Secondo quanto si è appreso, un altro attivista dell'area del centro sociale Pedro è stato sottoposto a perquisizione domiciliare nell'ambito della stessa operazione.

L'operazione eseguita dalla Polizia su mandato della Procura di Torino

L'operazione eseguita dalla Polizia su mandato della Procura di Torino
Perquisizioni e mandati di arresto in tutta Italia


6 / 7 / 2009

ore 09.20 - aggiornamento sugli arresti e sulle perquisizioni
Il dispositivo proviene dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino. Su richiesta della procura dispone l'esecuzione di 16 ordini di custodia cautelare in carcere ed assegna agli altri 5 agli arresti domiciliari.
I reati contestati sono:
violenza nei confronti degli appartenenti alla forza pubblica, lesioni personali e resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
Il quadro di riferimento è la manifestazione nazionale dell'Onda studentesca contestuale al G8 University Summit del 19 maggio a Torino.
Alle ore 12.30 è stata convocata una conferenza stampa a Padova all'interno del Palazzo del Bo, sede del rettorato dell'Università.
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Primi lanci di agenzie stampa:
la stampa
corriere.it
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Da questa mattina la Polizia sta eseguendo numerosissime perquisizioni ai danni di attivisti, alcuni dei quali sono stati tradotti in stato d'arresto (in carcere ed ai domiciliari).
L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Torino ed afferisce alle dimostrazioni dell'Onda contro il G8 dell'Università.
La Polizia ha fatto irruzione al Festival di Radio Sherwood nella città di Padova ed al CS Askatasuna.
Ad ora sappiamo di due arresti a Padova, quattro a Bologna, 12 a Torino di cui 5 ai domiciliari, 1 ai danni di un napoletano avvenuto a L'Aquila durante l'iniziativa 3e32.
Fonti giornalistiche annunciano 21 arresti con imputazioni di resistenza, lesioni e danneggiamenti.
A tutt* i/le compagn* va la solidarietà della nostra redazione e l'invito di contattarci per condividere informazioni ed aggiornamenti.