"I temi e le proposte politiche avanzate sono frutto di una scelta, di un tentativo di pensare la congiuntura singolare da un punto di vista di parte, appunto, situato. E la parte è quella di un lavoro sempre più socializzato e cooperativo, cognitivo e nello stesso tempo precario, che vuole imporre la libertà di produrre contro la sfruttamento, la vita e le istituzioni comuni contro le recinzioni e la rappresentanza.
(Prologo "La lunghezza dell'onda" F. Raparelli)
Visualizzazione post con etichetta news. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta news. Mostra tutti i post

lunedì 15 marzo 2010

Il futuro dei bambini non fa rima con Zerbini

da globalproject.info

Alcune considerazioni a margine sulla privatizzazione dei servizi pubblici educativi per l'infanzia a cura di Ewa Lab. Paz Project

Rimini - Il futuro dei bambini non fa rima con Zerbini*

11 / 3 / 2010

Insomma ci risiamo, dopo l’esternalizzazione del servizio mensa dello scorso anno, l’intenzione ora è quella di privatizzare anche i servizi educativi per l’infanzia.

Nel mirino ci sono gli asili del Comune di Rimini e di Viserba, ma i genitori non ci stanno, e chiedono spiegazioni.

A seguito della privatizzazione della mensa, i problemi sono sorti subito, sotto forma di un consistente abbassamento della qualità del cibo (uova pastorizzate e non fresche, muffa nel parmigiano ), assenza di etichette sui prodotti ecc...

Problemi, è stato promesso, che verranno risolti.

La preoccupazione maggiore, però, è che sia anche compromessa la valenza educativa di un momento così importante come il pasto, e che venga a mancare un rapporto di continuità di qualità, tra bambini ed operatori.

Ma se queste sono le conseguenze dell’esternalizzazione di un servizio come la mensa, cosa accadrà quando l’intero servizio educativo verrà reso privato?

Come si può pretendere che lavoratori che si trovano in una situazione di precarietà ed incertezza possano garantire un servizio di qualità.E sopratutto come possono trasmettere serenità e sicurezza, che sarebbe poi la prerogativa del loro mestiere, quando è proprio quello che a loro manca.

Perchè è proprio di questo che si parla, e non si tratta di ipotesi, ma di fatti. Non si tratta di un caso isolato, ma della tendenza generale.

Quello che sta accadendo agli asili di Rimini è un piccolo assaggio di come tutto il sistema, quello scolastico, quello dei servizi pubblici, stia tendendo sempre di più verso una selvaggia e arrogante privatizzazione, fatta di appalti, speculazioni, malagestione e sfruttamento del lavoro senza nessuna garanzia in cambio.

Lampante è l’esempio delle riforme proposte dal Ministro dell’Istruzione, che mirano alla privatizzazione del sistema statale d’istruzione. Un obbiettivo che il Ministro Gelmini non tralascia mai di ribadire, menzionando sempre le tre direttive della sua Riforma a venire: Sussidiarietà dello Stato, Fondazioni scolastiche autonome, Merito dei docenti.Praticamente l’intento è quello di gestire la politica scolastica come si fa in un sistema aziendalistico.

Quindi è questo il futuro che si prospetta ai nostri bambini?

Devono imparare fin dall’asilo come funzionano le cose qui.

Dalle maestre devono imparare cosa vuol dire essere un precario, avere un contratto a progetto e nessuna certezza per il domani.

Alle elementari, il loro unico maestro insegnerà loro l’importanza di omologarsi coi loro grembiulini, e che in classe si sta bene anche se sono il 32 (purchè i bambini stranieri, insomma quelli diversi, non siano più del 30%, sennò guai)

Alle scuole medie impareranno che i gessetti e la carta igienica è meglio portarseli da casa, ma tanto a casa ci torneranno presto, perchè il tempo prolungato, anche se i genitori lavorano tutto il giorno, è inutile.

Come saranno inutili i laboratori e le gite di istruzione che alle scuole superiori non potranno fare per mancanza di fondi.Ma poco importa, l’importante è stare buoni buoni, altrimenti con un 5 in condotta si ripete l’anno.

E poi arriva l’università, ovviamente solo per chi se lo può permettere, ovvero chi se lo merita.Perchè è ovvio che se non hai il denaro sufficente per pagarti l’istruzione allora vuol dire che non ti meriti di imparare altro.

Tanto i nostri bambini, quello che avevano da imparare l’hanno già imparato, ed ora sono pronti anche loro a diventare dei precari.

Dico nostri, anche se non ho figli, perchè capisco pienamente quali possano essere le preoccupazioni dei genitori che, in questi giorni stanno, a gran voce, chiedendo delle spiegazioni.Ed hanno ragione ad essere preoccupati, perchè come si è visto, manovre di questo tipo non portano a nulla di buono, anzi...

* Assessore pubblica istruzione Comune di Rimini

mercoledì 23 dicembre 2009

FREEDOM FOR LUCA TORNATORE!

Nella notte tra il 14 e il 15 dicembre, nella notte dei rastrellamenti della polizia a Christiania, tra le oltre 200 persone arrestate, tra cui 81 italiani, c'era anche Luca Tornatore.
Ricercatore al Dipartimento di fisica dell’Università di Trieste, Luca è stato una delle figure pubbliche fondamentali della rete “See you in Copenhagen” mettendo a disposizione del movimento il suo sapere, la sua faccia e le sue idee.

Proprio per le sue idee e per averle espresse pubblicamente Luca è stato arrestato e si trova al momento ancora nelle carceri danesi pur essendo innocente. Vogliono tenerlo in carcere fino al 12 gennaio, per processarlo e magari poi condannarlo.
La sua unica colpa é stata quella di aver aver messo la sua conoscenza al servizio di tutti noi.
Il suo fermo è stato confermato non sulla base di prove, ma proprio per punire il suo impegno, la sua visibilità pubblica e la sua competenza.

Tutto questo è inaccetabile!
Rivogliamo di nuovo Luca Tornatore al nostro fianco!


E' importante fare sentire a Luca la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. Inviamogli cartoline, telegrammi, lettere...Riempiamo il carcere di Copenhagen di libertà!! Questo è l'indirizzo:

Luca Tornatore 211275 ABBM -Vestre Fængsel Kirke, Vigerslev Allé 1D, 2450, København Ø Svolta - Copenhagen - Danmarkt


Aderisci al gruppo su facebook: AIUTIAMO LUCA TORNATORE **ARRESTATO A COPENHAGEN


Firma l'appello di solidarietà:
www.petizionionline.it



LUCA LIBERO! LIBERO SUBITO!

venerdì 11 dicembre 2009

Reddito contro la crisi | Global Project


Reddito contro la crisi | Global Project

11 dicembre 2009 @Bologna

Report Corteo autonomo e indipendente di studenti, studentesse, precari e precarie.
Anche noi c'eravamo!!!

Vai al Blog della campagna Y€s we cash!

martedì 24 novembre 2009

Yes we cash! per una legge regionale sul reddito minimo garantito


Parte oggi la campagna sul reddito in Emilia Romagna.

Questa mattina un centinaio di precari, studenti, lavoratori e disoccupati hanno interrotto uno degli ultimi consigli regionali della giunta uscente della Regione Emilia Romagna al grido Yes we cash!.

Lo slogan rappresenta la richiesta immediata di un reddito minimo garantito che guarda alla sperimentazione avviatasi nella regione Lazio dove è già in atto un processo di nuovo welfare che vada a garantire tutte quelle figure di lavoro precario al momento non garantito.

I protagonisti dell'iniziativa, armati di soldi finti, mascherine, striscione e megafono, hanno distribuito tra i banchi dei consiglieri regionali un pamphlet che raccoglie analisi, dati e confronti con le realtà europee in cui un reddito minimo garantito esiste da tempo. La campagna Yes we cash! vuole essere un percorso aperto e attraversabile in cui si intrecciano relazioni che coinvolgano il piu' ampio numero possibile di soggetti colpiti dalla crisi: dagli studenti dell'Onda ai lavoratori ormai da tempo in cassa integrazione in una regione in cui la disoccupazione di massa ha iniziato a scavare solchi profondi nella condizione sociale e di vita.

Reddito vuol dire non essere piu' ricattabili dai tempi di vita dettati da lavori sottopagati ma libero accesso alla formazione, ai saperi e alla conoscenza.

Reddito vuol dire autodeterminazione dei propri corpi in un paese in cui non può essere la famiglia l'unico forma di welfare.

Reddito vuol dire possibilità di scegliere dove andare.

Parlare di Reddito vuol dire per noi parlare di sicurezza, parlare di indipendenza e di possibilità di scelte autonome.

Yes we cash!


Potete trovare maggiori informazioni e tutto il materiale della campagna da scaricare e diffondere su

globalproject.info
y€s we cash!

martedì 17 novembre 2009

Roma 20 novembre ore 14 a Scienze Politiche - assemblea nazionale per rilanciare il movimento

Riprendere la parola, rilanciare il movimento anche a Rimini.

Studenti medi, universitari e docenti insieme non per ricomporre ma per eccedere

Questa mattina, nella giornata mondiale per il diritto allo studio, che ha visto il ritorno dell'Onda con tante mobilitazioni in tutte le città, anche a Rimini gli studenti, medi e universitari, hanno ripreso il percorso, iniziato lo scorso anno

Le studentesse e gli studenti delle scuole superiori, insieme agli universitari del collettivo Black Sheep, si sono infatti ritrovati nel piazzale del "centro studio", zona che raccoglie la maggior parte delle scuole superiori della città e con un presidio, caratterizzato dall'assemblea, hanno ribadito la loro contrarietà alla riforma di scuola e università che sta per essere appovata.

L'assemblea , che ha visto protagonisti sia studenti che docenti ha messo in evidenza come questa legge attraverso soprattutto il taglio dei fondi, neghi il diritto al sapere e vieti l'accesso alla produzione di liberi saperi che quotidianamente produciamo all'interno delle nostre scuole e delle nostre università.

Nei prossimi giorni saranno comunicate le prossime iniziative, intanto rimane salda la decisione di partecipare all'assemblea nazionale del 20 novembre alla Sapienza.

Freedom of movement, Freedom of education!

lunedì 16 novembre 2009

Assemblea e sciopero studentesco


In vista dello sciopero nazionale degli studenti del 17 novembre, comunichiamo che si terrà un' assemblea pubblica alle ore 10.30 presso il piazzale (fermata degli autobus) del Centro Studi a Rimini.
Approfittiamo dell' iniziativa per rilanciare il coordinamento studenti/universitari nato un anno fa contro il decreto Gelmini e il DL/133 che ha visto partecipare l' intero corpo studentesco alle due manifestazioni organizzate nello scorso autunno.
La riforma sta per essere approvata, domani sarà un assemblea di confronto, discussione e proposte d' azione su nuove forme d' intervento diretto che mirano al nostro presente di studenti e al nostro futuro di precari.
Odg:
Tagli istruzione pubblica;
Precarizzazione del corpo docente/ ricercatori;
Privatizzazione dell' Università

Coordinamento Student* Rimini

martedì 27 ottobre 2009

Non spegni il sole se gli spari addosso.

Questa mattina le studentesse e gli studenti del collettivo Black Sheep insieme ad alcuni precari della città di Rimini hanno liberato l’ex Casa Cantoniera in via Marecchiese. Si è voluto dare in questo modo una risposta chiara e determinata al problema dell’emergenza abitativa, sempre più evidente nella nostra città nella crisi sempre più imperante.
L’ex Casa Cantoniera 233, inizialmente di proprietà della Provincia di Rimini e passata poi nel 2006 alla Cooperativa Muratori Verucchio (CMV), una delle principali cooperative operanti nel campo dell’edilizia privata nel territorio riminese, è una struttura lasciata al degrado e all’incuria.

Un altro stabile che si andrà ad aggiungere alla già lunga lista degli immobili sfitti e abbandonati, regalati alla rendita e alla speculazione edilizia, che altro non fanno che gli interessi dei soliti privati.

Di fronte ad affitti insostenibili, ad una precarietà sempre più diffusa e componente principale delle nostre vite, ad aumenti continui e assurdi delle tasse universitarie, questa mattina abbiamo deciso di riprenderci in mano il nostro futuro e lo abbiamo fatto liberando l’ex Casa Cantoniera Zora (Zona Occupata Riqualificata Autogestita).
L’unica risposta che abbiamo ricevuto da parte dell’Amministrazione locale è stata quella del silenzio e dell’uso della forza. L’intero parcheggio adiacente la Casa è diventato una vera e propria zona militarizzata.
Con decine di agenti in assetto antissommossa, ancora una volta, si è cercato di gestire il “problema” della sicurezza pubblica, quando invece l’unica sicurezza per noi sono casa, reddito e diritti per tutt@!

Non saranno le intimidazioni e gli sgomberi a fermare le passioni vive che animano i nostri corpi e i nostri desideri. Comincia adesso un censimento dal basso di tutti gli edifici sfitti e abbandonati del nostro territorio e già da oggi pomeriggio allestiremo un campeggio di denuncia e protesta.
Non si possono pagare 350€ per una camera singola e per questo ci riprendiamo i nostri diritti!
Chiediamo inoltre l’apertura di un tavolo di confronto con le Istituzioni in merito all’emergenza casa degli studenti universitari e dei precari.


Dovete darci il denaro e poi ne riparliamo!


Invitiamo tutte le realtà territoriali sensibili a questi temi a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà domani, presso i locali della Casa della Pace, alle ore 21.00.

Collettivo universitario Black Sheep e precari della città di Rimini

martedì 8 settembre 2009

Inchiesta sulla situazione attuale degli studenti in affitto


Aiutaci a comprendere realmente le problematiche relative alla questione abitativa, cercheremo insieme non appena redatto il documento d' inchiesta, di risolvere questa piaga legata agli alloggi.



Clicca sull'immagine del questionario e guarda l'anteprima. Il questionario è disponibile inviando una email al nostro indirizzo






domenica 6 settembre 2009

Dall’Onda al Chiapas il sapere non ha confine

Percorsi di Autoformazione all’interno della Brigata Sanitaria

All’interno della Brigata Sanitaria che nel mese di agosto ha attraversato i territori ribelli zapatisti, noi studenti di medicina, insieme a una dottoressa, abbiamo svolto delle consulte in alcune cliniche del Sistema Sanitario Autonomo Zapatista e abbiamo potuto sperimentare percorsi di autoformazione con i Promotori di salute.

Abbiamo iniziato la nostra esperienza in Chiapas (la prima per molti di noi) visitando la comunità di Santa Rosa che ospita la clinica del Municipio Autonomo di Libertad de los Pueblos Mayas.

Fin da subito è emersa la difficoltà di trasmettere le nostre conoscenze “tradizionali”, di porle a servizio dei Promotori zapatisti, di farsi comprendere usando anche solo pochi tecnicismi o concetti secondo uno schema piramidale, per noi scontato mentre per loro tanto lontano. Ma al contempo si sono manifestate curiosità e velocità di apprendimento quando per spiegarci abbiamo usato esempi pratici e paragoni con la natura.

Un’esperienza di autoformazione reciproca e reale che ci ha ricordato ancora una volta che il sistema di apprendimento delle nostre università non è il migliore e non è certamente l’unico possibile.

Un accrescimento personale perché, dopo anni di studio a tavolino e tante volte molto dispersivo, siamo riusciti a focalizzarci su ciò che è veramente importante e necessario per svolgere al meglio il nostro futuro lavoro.

Un processo in divenire perché in Chiapas, così come in Italia, la formazione non può essere una semplice lista di concetti preconfezionati con cui preparare migliaia di donne e uomini ad un futuro di precarietà e sfruttamento.

Una sperimentazione che ha avuto la capacità di mettere in relazione le nostre esperienze, i nostri saperi e la nostra creatività con una lotta tanto diversa, eppure tanto simile a quella dell’Onda, perché in Italia come in Chiapas i saperi non possono essere rinchiusi né dentro i muri di un’università dell’UNAM né dietro ad un confine militarizzato.

Gli/le zapatist@ fin dalle origini della loro lotta rivendicano autonomia e autodeterminazione nel campo medico come in quello educativo. La nostra Presenz/Attiva ha voluto rivolgersi ad entrambe queste esperienze cercando di fare formazione pratica nel momento delle consulte, e teorica con i Promotori.

Di qui l’idea di espandere il progetto alla formazione in generale, senza legarci alla sola esperienza della salute, senz’altro tra le più interessanti della proposta zapatista.

Naturalmente dobbiamo cercare di porci con umiltà, non con l’intento di “insegnare”, ma di mettere in comune le nostre esperienze in modo che risultino il più utili possibili sia al progetto zapatista che alle nostre lotte all’interno dell’università. Torniamo da questa esperienza con una ricchezza aggiunta che vogliamo condividere con quanti sono solidali o semplicemente incuriositi dalla realtà zapatista, raccontando a partire dalle nostre università emiliane di Ferrara, Parma e Bologna che cos’è il sistema sanitario autonomo e la nostra esperienza di studenti di medicina.

Ci vediamo in autunno, un’altra volta un’altra onda!

Gli studenti e le studentesse della Brigata Sanitaria

da globalproject.info

giovedì 30 luglio 2009

Rimini: Nasce e si diffonde SOS, un numero di telefono per segnalare gli abusi della polizia in spiaggia e non solo

Nasce Sos un servizio di supporto telefonico per raccogliere testimonianze di abusi in spiaggia sui vendioti ambulanti da parte delle forze dell'ordine, ma anche episodi di razzismo e xenofobia.


Sos abusi delle forze dell'ordine in spiaggia

Segnalaci se hai subito aggressioni,se sei stato picchiato o se hai visto comportamenti inopportuni delle forze dell'ordine in spiaggia contro i venditori ambulanti.

Chiama il numero 320 1126686.

Raccoglieremo testimonianze, daremo consulenza e supporto legale.

Sos abus par la police sur la plage

Dire si vous avez été attaqué, si vous avez été battus, ou si vous avez vu le comportement inapproprié des agents sur la plage contre les vendeurs ambulants.

Appelez le numéro 320 1126686.

Va rassembler des preuves, de donner des conseils et de soutien juridiquet.

Sos abuses by police on the beach

Tell if you were attacked, if you were beaten, or if you saw inappropriate behaviours of police against market mendors on the beach.

Call the number 320 1126686.

We collect testimonies, we give advice and legal support.


More info: Paz_Project

iononhopaura.rimini@gmail.com

Rimini - Chiama SOS al 320 1126686.


Uno Strumento di promozione della convivenza sociale, contro gli abusi delle forze dell'ordine in spiaggia e il razzismo istituzionale

La bagarre ha raggiunto il suo apice, è ormai agosto e che dire, ogni copione si ripete sempre uguale, ogni anno però con qualcosa in più. L’anno scorso fu proprio il sindacalista della Fiom, Giorgio Cremaschi, ad invocare il boicottaggio delle spiagge riminesi a causa dello modalità “poco ortodosse” di contrastare la vendita ambulante senza licenza. Quest’anno invece è l’assessore alla sicurezza, Roberto Bigini, che in linea con le politiche nazionali incarnate nel famigerato pacchetto sicurezza, si scaglia contro i soliti capri espiatori, i venditori ambulanti ma - ecco la novità dell’estate 2009 - anche con una folta schiera di turisti che si indignano di fronte ai modi “poco ortodossi” di intervento in spiaggia delle forze dell’ordine.

Scriviamo modi “poco ortodossi”, perché se parliamo di abusi delle forze dell’ordine ed in particolare dei vigili urbani (che noi consideriamo tali) automaticamente facciamo parte della schiera dei “fuori di testa”, del mondo alla rovescia, di chi vuole tollerare qualche forma di illegalità…

Invece ci sentiamo parte di chi chiede a più voce legalità e sicurezza. Perché? Perché crediamo si debba declinare la sicurezza nei termini di sicurezza sociale, ovvero come possibilità di avere quelle risorse sociali, economiche e culturali che ci mettono al riparo dai tanti rischi dell’esistenza, soprattutto nell’epoca della crisi. Rischi che non sono legati tanto alla criminalità, o alla vendita ambulante senza licenza, ma alla malattia, alla disoccupazione, allo sfruttamento, alla precarietà, all’impossibilità di avere una casa ecc.

La sicurezza, di cui parla Bigini, ma anche l’acredine contro “la falsa beneficenza” che impiega quando parla rivolgendosi ai turisti che reagiscono alle maniere “poco ortodosse” (abusi per i fuori di testa) delle forze dell’ordine in spiaggia, si sostengono e giustificano grazie a quello che è successo fino ad ora: la produzione di politiche che non sono più politiche sociali, ma sono politiche di sterilizzazione del territorio, di militarizzazione dello stesso dentro un quadro di paura generalizzata che si scaglia contro chi non ha nulla e che, proprio nel non avere nulla (reddito, cittadinanza, status giuridico, documenti ecc), è il bersaglio delle paure generalizzate.

Le misure repressive, le retate in spiaggia da cosa ci dovrebbero proteggere? Dalla crisi economica? Dallo sfruttamento nel lavoro stagionale che riguarda anche tanti riminesi? Dagli incidenti e dalle morti bianche nei luoghi di lavoro? Da qualche malattia??? Dalla precarietà forse?

No, le retate in spiaggia, come tante altre misure repressive servono solo ad alimentare il nostro senso di sfiducia generale nel cambiamento, nel futuro, servono per avere qualcuno con cui prendersela se c’è crisi nel commercio, se non si arriva alla fine del mese.

Con questa sicurezza non solo siamo tutti meno insicuri, ma siamo anche tutti meno liberi e meno inclusi nella società. Per questo nasce SOS.

SOS nasce come tentativo di promuovere convivenza e sicurezza sociale, nasce per intercettare le forme di abuso che si esercitano nella violenza sui corpi, nelle ingiustizie perpetuate nel nome del rispetto delle leggi e delle regole che valgono per pochi ma non per tutti.

Sos nasce per accogliere le sensibilità che ancora ci sono nelle nostre città e che si esprimono attraverso gesti di ribellione all’ordine e al controllo sociale costruiti sulla paura.

Sos nasce per non lasciare soli quei turisti che non fanno finta di vedere cosa succede accanto al loro sdraio e che hanno il coraggio di esprimere un pensiero nuovo. Boicottare il pensiero nuovo, quello di chi vuole costruire società includenti, di chi vuole respingere il razzismo istituzionale, significa proporre di boicottare vie di fuga alla crisi, boicottare la possibilità di nuovi scenari sociali.

SOS vuole parlare un linguaggio nuovo, non importa chi sia a rispondere a questo numero di telefono, importa che SOS voglia dare voce alla nuova cittadinanza, accoglierla, sostenerla, così come è stato per la guida informativa per i venditori ambulanti senza licenza pubblicata tre anni fa.

Strumenti di promozione della convivenza sociale, contro gli abusi, lo sfruttamento e il razzismo istituzionale.

_Paz Project_

iononhopaura.rimini@gmail.com


da globalproject.info

lunedì 20 luglio 2009

L'Università di Bologna ordina lo sgombero e il sequestro di Bartleby


Bologna - 20 luglio 2009. Questa mattina un ingente schieramento di reparto mobile e digos ha sgomberato e posto sotto sequestro lo stabile di via Capo di Lucca 30. La magistratura ha nuovamente sequestrato Bartleby per ordine e per conto dell'Università .
Il 20 luglio la Prorettrice Monari e il Rettore Calzolari hanno pensato bene di usare ancora una volta la Procura della Repubblica per rispondere ai bisogni e alle richieste di centinaia di studenti e studentesse. Non ne possiamo più di chi utilizza ancora una volta simili comportamenti!
Ci siamo sempre pubblicamente impegnati affinché i lavori della rete Lepida venissero portati a termine...e così è stato. Lo stabile di via Capo di Lucca 30 non è né inagibile né al centro di progetti di riqualificazione. Diciamo questo con la certezza della verità, anche se l'Università e la Prorettrice Monari in primis, hanno sempre fatto di tutto per impedirci di accedere agli atti riguardo lo stabile, fra l'altro alludendo a delle motivazioni tutte formali e molto poco plausibili.

Siamo al paradosso... l'Università di Bologna decide ancora una volta di sequestrare uno dei pochissimi immobili di sua proprietà presenti in centro pur di non concederne l'utilizzo alle centinaia di studenti e studentesse che, in questi mesi, lo hanno attraversato e reso vivo.
Il sequestro di oggi ci parla di una governance universitaria sempre più in crisi...questa è la sola verità. Una crisi in primis di legittimità: stiamo parlando di Calzolari, Monari, Depolo… di una squadra di governo che negli ultimi mesi ha messo in fila una serie di menzogne e di viltà.Una dirigenza politica ormai allo sbando che prima propone un aumento delle tasse ( scaricandolo sulle fasce deboli degli studenti), poi ritira questa assurdità ed infine, a metà luglio, approva definitivamente un aumento delle tasse in tempi di crisi economica. Al contempo rifiuta in ogni occasione il confronto con gli studenti, preferendo la via giudiziaria all’ assunzione delle proprie responsabilità politiche. Non ultimo il tentativo di rispondere a Bartleby provando a sospendere dall’Università 4 studenti per mezzo di sanzioni disciplinari. Fortuna vuole che il tempo a loro disposizione stia per scadere e che per questa squadra di “ stalinisti di serie Z ” non ci sia futuro.


Abbiamo occupato per due volte, abbiamo rotto i sigilli, abbiamo impedito che Bartleby venisse murato!
Chi è costretto ad agire in sordina il 20 luglio ha solo una tremenda paura… Paura fondata, lo sanno infatti che saremo l’ Onda che li travolgerà.


SEE YOU SOON!
Bartleby

Comunicato tratto da UNIRIOT.ORG

sabato 18 luglio 2009

ONDA LIBERA TUTTI!


Tutt* fuori! Finalmente liber*!
E’ di qualche ora fa la notizia della liberazione dei 21 studenti arrestati la mattina del 6 luglio in seguito alle disposizioni del procuratore Caselli. Seppur con qualche restrizione ancora, due studenti torinesi agli arresti domiciliari, tutti gli altri con l’obbligo di firma o di dimora, oggi possiamo festeggiare la libertà finalmente ottenuta.

Due settimane, quelle trascorse, piene di rabbia, determinazione e indignazione che hanno sancito un’importante vittoria da parte dell’Onda e dimostrato quanto la forza e la potenza dell’Onda siano ancora così lontane dall’esaurirsi.
In questi giorni di caldo torrido e in un periodo dell’anno che vede le facoltà quasi deserte la risposta del movimento non si è fatta indebolire dalle temperature, né attendere: immediate e numerose sono state infatti le occupazioni di rettorati e facoltà, così come i cortei notturni, i presidi, i blocchi selvaggi del traffico e una raccolta di firme, tra docenti (nazionali e internazionali) ed intellettuali, senza pari.

E dopo due settimane crolla anche l’impianto accusatorio del procuratore Caselli, che voleva dividere il compatto e determinato corteo che il 19 maggio ha attraversato le vie della città di Torino in buoni e cattivi e assegnare così ad una parte ristretta tutte le responsabilità.
Crolla un impianto accusatorio basato sul nulla, su prove inconsistenti e, se non fosse per la gravità e non si stesse parlando della libertà di 21 persone, che fanno sorridere.
Un’inchiesta eseguita alla vigilia dei lavori del G8 all’Aquila ma che in realtà era stata firmata già il 20 giugno, prova ulteriore questa di tutto quel subdolo teorema costruito dal procuratore e dai suoi asserviti.
Dietro quello scudo c’eravamo tutt* quant* così come ci saremo in un numero ancora maggiore il prossimo autunno!!

BLACK SHEEP – Onda Anomala riminese



Per ripercorrere i vari passi dell’operazione REWIND --> Info, editoriali e news sull'operazione poliziesca contro il movimento dell'Onda

lunedì 13 luglio 2009

Nasce POINT BREAK - Studentato occupato da Crew in Onda

Lo studentato occupato da Crew in Onda Roma - Oggi pomeriggio un centinaio di studenti della Sapienza del progetto CREW in Onda ha occupato un palazzo abbandonato da quasi dieci anni per farne uno spazio abitativo per studenti: nasce lo Studentato Occupato Point Break, in via Fortebraccio 30 nel quartiere Pigneto; occupazione che ha luogo in un quartiere abitato da studenti e migranti costretti a pagare 300 o 400 euro per una piccola stanza, attraversata dai flussi serali giovanili e da diverse esperienza culturali e sociali. Oggi lanciamo la campagna "50 euro possono bastare", e dunque diciamo subito che è solo l'inizio e che noi non siamo disposti a pagare di più per una stanza! Ottima la risposta del quartiere, la gente della via applaude l'iniziativa, gli studenti stanno volantinando in tutto il quartiere spiegando le ragioni dell'azione. E' stata convocata per venerdi 10 luglio ore 18 un'assemblea pubblica presso la nuova occupazione.


::POiNT Break :: alcune immagini

Bologna - Corteo metropolitano blocca la città! Liberi Tutti Subito!

10/07/09: Stasera le strade della città di Bologna sono state inondate dal partecipato corteo metropolitano organizzato dall’Onda Anomala bolognese per reclamare a gran voce la liberazione dei 21 studenti arrestati il 6 Luglio scorso all’interno della vergognosa inchiesta “Rewind” che porta la firma del ben già noto procuratore Caselli.

Il corteo è partito intorno alle ore 20:00 da Piazza Verdi, cuore della zona universitaria, liberata ancora una volta dalla militarizzazione di stampo Pd. Una piazza riempita da corpi liberi di manifestare e da desideri di dissenso contro questo governo razzista e reazionario, contro un’opposizione complice, inquietantemente silenziosa e giustizialista, contro una governance universitaria baronale e meritocratica, che basa il suo potere su logiche medioevali di intimidazione e criminalizzazione del dissenso, rendendo l’università un dispositivo di controllo e un luogo chiuso alla libera espressione e confronto.

Stasera il corteo metropolitano composto da circa un migliaio di studenti, precari, cittadini, movimenti sociali ha lasciato piazza Verdi al grido di “Liberi Tutti, Liberi Subito”.

Abbiamo attraversato la zona universitaria, diretti verso via Indipendenza e via Rizzoli, rompendo ancora una volta il divieto di manifestare per il centro di Bologna.

Il corteo si è aperto con uno striscione che recitava “Dietro quello scudo c’eravamo tutti-e”, per riaffermare con forza la volontà collettiva di bloccare quel G8 University Summit, di violare la zona rossa. Né buoni, né cattivi: a quel G8 c’eravamo tutte e tutti. C’era l’Onda, un corpo unico composto da una moltitudine decisa a forzare quei blocchi. Ci siamo auto-difesi, auto-tutelati contro il solito violento attacco delle forze dell’ordine, e questo non può essere un crimine.

Ed è per questo che stasera nel corteo bolognese abbiamo rivendicato l’uso dei caschi durante le manifestazioni, per proteggere le nostre teste, che altrimenti verrebbero spaccate da quei manganelli che sanno così bene usare gli uomini in divisa. Branditi dai manifestanti anche degli estintori, questa volta finti, di cartone.

Sotto le Due Torri il corteo si è fermato a lungo, paralizzando l’intero traffico cittadino. Sotto la Torre degli Asinelli, abbiamo voluto lasciare un segno: i nomi degli studenti arrestati a Bologna, per esprimerli la nostra totale solidarietà e complicità e per comunicare all’intera città la nostra determinazione nel voler fuori dalle carceri italiane tutti i 21 arrestati ingiustamente. Il voler comunicare tutto ciò attraverso una bomboletta spray e un muro diventa importante quando il neo-sindaco Delbono inaugura la sua amministrazione con un’ordinanza anti-graffiti, che ha già visto i suoi primi effetti la sera scorsa, quando due studenti dell’Onda bolognese sono stati fermati e denunciati dalla Digos perché sorpresi a esprimere su un muro il proprio dissenso contro gli arresti e il procuratore Caselli.

Il corteo infine ha ripreso via Zamboni, tornando così in Piazza Verdi.

Noi non ci fermeremo finchè tutte e tutti non saranno liberi, non saranno a manifestare accanto a noi.

Maroni, Caselli e i suoi amici hanno tentato di fermarci, di bloccare la nostra lotta contro un’università pubblica in rovina, contro un sistema socio-economico fallimentare e anacronistico, contro la crisi che loro hanno creato e che noi non pagheremo. Ma noi stiamo continuando a bloccare le città e lo faremo anche quest’autunno.

L’Onda non si Arresta!


Liberi Tutti Subito!



mercoledì 8 luglio 2009

Presidio pubblico Non abbiamo paura! Liber* tutt*, liber* subito!

Martedi 7 luglio ore 21.00

Piazzale Boscovich

Presidio pubblico Non abbiamo paura! Liberi tutti, liberi subito!

All'alba di questa mattina, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Torino, la polizia ha effettuato decine di perquisizioni nella case di studenti e attivisti in tutta Italia. L'operazione della Digos ha eseguito 21 misure cautelari per le mobilitazioni studentesche del 19 maggio scorso a Torino in occasione del vertice del G8 University. Due gli arresti a Padova, quattro a Bologna, 12 a Torino di cui 5 ai domiciliari, 1 ai danni di un attivista napoletano avvenuto al termine della fiaccolata che si è svolta ieri notte a tre mesi dal terremoto. Blindati e polizia hanno inoltre fatto irruzione al centro sociale Asktasuna di Torino e al Festival di Radio Sherwood a Padova. Si sono presi la libertà di ventuno persone sulla base di accuse ridicole e inconsistenti, soprattutto perché hanno utilizzato gli strumenti inquisitori più vecchi contro la cosa più nuova che sia successa in questo paese negli ultimi anni, contro la prima rivolta di massa di quel lavoro cognitivo che non pagherà mai la loro crisi, movimento che è destinato ad organizzare nella trasformazione radicale le libertà e le ricchezze comuni.

L’onda non si arresta. Liberi tutti, Libere tutte!


Black Sheep e Laboratorio Paz

lunedì 6 luglio 2009

Solidarietà agli arrestati. L'Onda non si arresta, LIBERI TUTT*, LIBERI SUBITO!


Questa mattina, all’alba, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Torino, la polizia ha effettuato 21 arresti e numerose perquisizioni ai danni di student* e attivist* in varie città di Italia, tra cui Torino, Bologna, Padova e Napoli.

Il quadro di riferimento è la manifestazione nazionale dell'Onda studentesca contro il G8 University Summit del 19 maggio a Torino.

Una giornata quella del 19 maggio che abbiamo definito perfetta, per la sua portata, per il protagonismo e la forza che l’Onda ha messo in campo in quel momento di lotta. Giornata, dall’altro canto, ampiamente criminalizzata dal punto di vista mediatico e politico. La stessa criminalizzazione, stamattina, è stata esercitata da parte della polizia. Un’operazione questa che si inserisce all’interno di un clima generale di normazione e controllo sui corpi, di falsa sicurezza e privazione della libertà. Un’operazione, inoltre, doppiamente grave, in quanto ha come collocazione temporale la vigilia dei lavori del G8: un segnale quello che ci giunge forte ed inequivocabile di attacco a tutti i movimenti, siano quelli nell’ambito del mondo della formazione e dell’università, siano quelli sociali.

Esprimiamo la massima e piena solidarietà a tutt* i/le compagn* vittime di questo sporco meccanismo.

Non ci avrete mai come volete voi: LIBER* TUTT*, LIBER* SUBITO!

Onda Anomala riminese

Collettivo universitario BlacK SheeP

ancora arresti a Padova e L'Aquila per il G8 Uiversity Summit

Operazione della Digos: giovane di Chiaiano fermato alla fiaccolata nel capoluogo abruzzeseEseguite 21 misure di custodia cautelare in diverse città per gli incidenti dello scorso maggio

da Repubblica

Torino, scontri G8 università - nuovi arresti a Padova e L'Aquila

ROMA - Nuovi arresti per gli incidenti avvenuti il 18 maggio scorso a Torino in occasione del G8 dell'Università. A Padova il leader del centro sociale Pedro, Max Gallob, è stato arrestato nella notte su ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari di Torino. Sempre in relazione agli scontri del maggio scorso è stato arrestato anche uno dei leader del centro sociale Insurgencia di Napoli, Egidio Giordano, fermato nei pressi del centro sociale dell'Aquila dove si trovava per partecipare alla fiaccolata organizzata tre mesi dopo il terremoto. Giordano era stato già coinvolto nelle violente contestazioni all'apertura della discarica cittadina nel quartiere di Chiaiano. L'operazione della Digos di Torino, in coordinamento con la Direzione centrale della polizia di prevenzione, ha eseguito 21 misure di custodia cautelare. In particolare, 12 persone sono state arrestate a Torino, altre a Padova, Bologna e Napoli. Nelle scorse settimane erano già state arrestate due persone: Domenico Sisi, parente del sindacalista Vincenzo Sisi processato a Milano con l'accusa di far parte di un'organizzazione terroristica, e Alessandro Arrigoni, dipendente della prefettura di Milano. Entrambi avevano poi avuto l'obbligo di dimora. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare figura anche un esponente dell'ala universitaria della disobbedienza padovana, attualmente in Iran, suo paese di origine. Secondo quanto si è appreso, un altro attivista dell'area del centro sociale Pedro è stato sottoposto a perquisizione domiciliare nell'ambito della stessa operazione.

L'Onda non si arresta! Primi appuntamenti nelle università e città

L'Onda non si arresta!

Meeting point - Primi appuntamenti nelle Università e città

6 / 7 / 2009

Roma - Università La Sapienza, ore 12 assemblea Facoltà di Scienze Politiche

Torino - ore 12, assemblea (probabilmente Palazzo Nuovo)

Bologna - appuntamento ore 12 in via Zamboni 38

Padova - Alle ore 12.30 è stata convocata una conferenza stampa a Padova all'interno del Palazzo del Bo, sede del rettorato dell'Università
Alle ore 17.00 Presidio attivo davanti alla Prefettura

Napoli - Alle ore 14.00 Università Orientale