"I temi e le proposte politiche avanzate sono frutto di una scelta, di un tentativo di pensare la congiuntura singolare da un punto di vista di parte, appunto, situato. E la parte è quella di un lavoro sempre più socializzato e cooperativo, cognitivo e nello stesso tempo precario, che vuole imporre la libertà di produrre contro la sfruttamento, la vita e le istituzioni comuni contro le recinzioni e la rappresentanza.
(Prologo "La lunghezza dell'onda" F. Raparelli)
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lunedì 28 dicembre 2009

Presidio pubblico: No Border active plus, il nuovo smacchiatore antifascista

Mercoledì 30 dicembre cancelliamo le scritte della vergogna, limpidi e fieri di essere antifascisti nei percorsi di promozione reale della cittadinanza contro l'esclusione, la criminalizzazione delle diversità, le barbarie del presente.

Le feste natalizie portano "cauti" consigli agli autori della scritta, corredata da croce celtica e svastica: "No Border a morte".
No Border è, infatti, l'associazione di promozione sociale che si occupa di cooperazione internazionale, disagio giovanile e sicurezza sociale nata all'interno del Laboratorio Sociale Paz di via Montevecchio. La stessa associazione che si costituì parte civile insieme al Comune di Rimini e a Valter Naldi, il senza fissa dimora ospitato al Paz, nei due processi che hanno visto coinvolti 13 iscritti (fra cui due minorenni) a Forza nuova Rimini per il tentato assalto e incendio al Laboratorio Sociale Paz nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2007. Le accuse nei loro confronti erano di: concorso in tentato incendio e tentato sequestro di persona, aggravato dal numero delle persone che vi hanno preso parte, dall’avere determinato a commettere i reati anche minori, dall’avere agito con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. I tre processi avvenuti nel 2008, uno con rito ordinario (per un unico imputato), uno con rito abbreviato (per 9 imputati) e due pateggiamenti, hanno portato a condanne che vanno tra i quattro e un anno e otto mesi, condanne che confermano tutte le accuse mosse dal Pm, Elisabetta Melotti, della Dda di Bologna tranne la finalità eversiva.
Riteniamo che una minaccia di morte non sia da sottovalutare vista anche la gravità dei fatti sopracitati e il dato che l'associazione, insieme allo spazio sociale Paz, sono state vittima di un attentato proprio a causa delle finalità sociali, antirazziste e antifasciste dei propri progetti. Nei faldoni dei tre processi che hanno portato alla condanna degli 11 imputati, iscritti a Forza Nuova Rimini, si parla chiaramente di: "legare l’occupante senza fissa dimora", "spaccargli le gambe", "picchiare lui e gli altri subordinati", "andarli a prendere a casa e dar fuoco alle loro abitazioni", oltre a schedature fotografiche/anagrafiche degli attivisti del Paz. Affermazioni preoccupanti così come riteniamo preoccupante l'utilizzo, nella scritta apparsa in questi giorni, dei simboli, svastica e croce celtica, che richiamano immediatamente i movimenti neonazisti odierni e i secoli bui della storia europea. La scritta "No Border a morte" non è una questione privata perché non attacca una parte minoritaria della città, ma attacca tutte le realtà sociali e le persone che operano nel territorio a favore degli ultimi, dei diversi, degli esclusi, della comunità.

E' per tutte queste ragioni riteniamo di rendere pubblica questa cosa e di lanciare un appuntamento comune per tutte le persone che ritengono giusto cancellare i simboli della vergogna umana, quella che attraverso l'odio razziale e politico, sfociato nei famigerati lager nazisti, ha pensato e pensa di cancellare le diversità e di annientare chi pratica percorsi di giustizia sociale, di libertà e di pace alla luce del sole. L'appuntamento comune è per Mercoledì 30 dicembre alle ore 15 all'ingresso dell'ex fiera (dopo la 1° rotonda su via della fiera) saremo armati di colori e pennelli per cancellare un'offesa alla città e alle radici stesse della democrazia, nonché al valore sociale e solidale della nostra associazione e dei nostri percorsi limpidi e fieri.


Ass. No border e Paz Project Rimini





Le foto delle scritte contro l'ass. No Border



martedì 27 ottobre 2009

Non spegni il sole se gli spari addosso.

Questa mattina le studentesse e gli studenti del collettivo Black Sheep insieme ad alcuni precari della città di Rimini hanno liberato l’ex Casa Cantoniera in via Marecchiese. Si è voluto dare in questo modo una risposta chiara e determinata al problema dell’emergenza abitativa, sempre più evidente nella nostra città nella crisi sempre più imperante.
L’ex Casa Cantoniera 233, inizialmente di proprietà della Provincia di Rimini e passata poi nel 2006 alla Cooperativa Muratori Verucchio (CMV), una delle principali cooperative operanti nel campo dell’edilizia privata nel territorio riminese, è una struttura lasciata al degrado e all’incuria.

Un altro stabile che si andrà ad aggiungere alla già lunga lista degli immobili sfitti e abbandonati, regalati alla rendita e alla speculazione edilizia, che altro non fanno che gli interessi dei soliti privati.

Di fronte ad affitti insostenibili, ad una precarietà sempre più diffusa e componente principale delle nostre vite, ad aumenti continui e assurdi delle tasse universitarie, questa mattina abbiamo deciso di riprenderci in mano il nostro futuro e lo abbiamo fatto liberando l’ex Casa Cantoniera Zora (Zona Occupata Riqualificata Autogestita).
L’unica risposta che abbiamo ricevuto da parte dell’Amministrazione locale è stata quella del silenzio e dell’uso della forza. L’intero parcheggio adiacente la Casa è diventato una vera e propria zona militarizzata.
Con decine di agenti in assetto antissommossa, ancora una volta, si è cercato di gestire il “problema” della sicurezza pubblica, quando invece l’unica sicurezza per noi sono casa, reddito e diritti per tutt@!

Non saranno le intimidazioni e gli sgomberi a fermare le passioni vive che animano i nostri corpi e i nostri desideri. Comincia adesso un censimento dal basso di tutti gli edifici sfitti e abbandonati del nostro territorio e già da oggi pomeriggio allestiremo un campeggio di denuncia e protesta.
Non si possono pagare 350€ per una camera singola e per questo ci riprendiamo i nostri diritti!
Chiediamo inoltre l’apertura di un tavolo di confronto con le Istituzioni in merito all’emergenza casa degli studenti universitari e dei precari.


Dovete darci il denaro e poi ne riparliamo!


Invitiamo tutte le realtà territoriali sensibili a questi temi a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà domani, presso i locali della Casa della Pace, alle ore 21.00.

Collettivo universitario Black Sheep e precari della città di Rimini

venerdì 23 ottobre 2009

Risposta a Monsignor Lambiasi sull'università riminese

Di seguito la risposta di alcun* student* universitari rimininesi all'intervento del Vescovo di Rimini in occasione dell'avvio del nuovo anno accademico

Volevamo lodare l'intervento di Monsignor Lambiasi tenutosi il giorno 21 Ottobre presso la Cappella Universitaria di San Francesco Saverio in piazza Ferrari. Le parole di Monsignor Lambiasi sono un "fulmine a ciel sereno” con un rimbombo udibile fino alla sede centrale dell’ Alma Mater a Bologna. Non potevamo ascoltare le sue parole passivamente. Il Suo intervento conferma la lettura della crisi della nostra Università che anticipammo circa un anno e mezzo fa. La deriva della cultura in questo territorio è ormai un dato di fatto, l’Università di Rimini non riesce a produrre ragionamenti rivolti al territorio e lavora in funzione “del guadagno” relativo alle macro-economie che si generano intorno agli studenti. Basti pensare che la citazione “città del divertimentificio” è generata principalmente dalla popolazione universitaria perché vi è forte mancanza di alternative culturali in grado di spostare questa grande comunità e renderla parte attiva della città anche in maniera critica. L’ affermazione di Monsignor Lambiasi di “ipotrofia” dell’università italiana, è maggiormente accentuata in questo territorio dal menefreghismo generale delle istituzioni nei confronti di questa grande opportunità che è la nostra università.

Altro concetto chiave nella lettura della crisi culturale è quello di “stipendifico”, come afferma Monsignor Lambiasi “badando prevalentemente ad accumulare crediti ed esami”. Secondo il nostro parere questa affermazione si sviluppa analizzando la gestione interna dell’università. Questa, avendo un forte carattere aziendale, tende a generare profitto sugli studenti che vengono identificati tramite un numero assegnato (numero di matricola) e che di conseguenza tende a rapportarsi al di sopra della identità fisica individuale, comunicando tramite e-mail o cercando il confronto tramite richiesta di appuntamento con il personale sempre più raro da ottenere. La nostra università è un “non-luogo” paragonabile alla stazione centrale di Milano o alla metropolitana di Roma, un luogo fisico degradato (vedi cortile Alberti) che non si riesce a valorizzare creativamente e culturalmente e che spinge l'universitario a frequentarlo solo nelle ore di lezione, per poi chiudere i vari plessi, spingendo lo studente in quelle macro-economie costituite dall’aperitivo, dalla discoteca e dalla birra sul lungomare. Lo studente non ha alternative. Il centro storico a sua volta è una zona priva di cultura: non un cinema, non un teatro, non un punto di aggregazione che riesca a produrre cultura.

Altra piaga è la speculazione sugli affitti. Si arriva a pagare più di 300 euro per una camera singola; non esiste un piano d’ intervento per mettere lo studente in condizione di studiare tranquillamente senza il problema dell’affitto, delle bollette e del mangiare. Si alimenta in questo modo (oltre alla frode fiscale) il mercato del lavoro nero. Chi è in difficoltà economiche e crede fortemente nel proprio percorso universitario è costretto a lavorare per pagarsi gli studi. Ogni lavoro è buono, ogni mansione è accettata. Si lavora in nero, non esistono contratti di lavoro per studenti, non esistono agevolazioni per chi studia e lavora al tempo stesso. Quello che più preoccupa è la mancanza d’interesse di questa amministrazione comunale e della collettività verso l’università riminese. Monsignor Lambiasi alla città osa chiedere di prendere consapevolezza dell’importanza che riveste la presenza dell’Università a Rimini, non considerandola prevalentemente come una possibilità di guadagno e di speculazione a breve termine, ma come una realtà portatrice di valori e fondamentale per la sua crescita futura nel medio/lungo termine. Condividiamo pienamente le parole di Monsignor Lambiasi, speranzosi che si riescano a creare sinergie condivise tra i vari attori presenti sul territorio e che si riesca a trovare una nuova destinazione culturale in grado di trasformare la nostra università dalla situazione attuale “per se” in una nuova visione collettiva “in se”.

Universitari di Rimini

giovedì 30 luglio 2009

Rimini: Nasce e si diffonde SOS, un numero di telefono per segnalare gli abusi della polizia in spiaggia e non solo

Nasce Sos un servizio di supporto telefonico per raccogliere testimonianze di abusi in spiaggia sui vendioti ambulanti da parte delle forze dell'ordine, ma anche episodi di razzismo e xenofobia.


Sos abusi delle forze dell'ordine in spiaggia

Segnalaci se hai subito aggressioni,se sei stato picchiato o se hai visto comportamenti inopportuni delle forze dell'ordine in spiaggia contro i venditori ambulanti.

Chiama il numero 320 1126686.

Raccoglieremo testimonianze, daremo consulenza e supporto legale.

Sos abus par la police sur la plage

Dire si vous avez été attaqué, si vous avez été battus, ou si vous avez vu le comportement inapproprié des agents sur la plage contre les vendeurs ambulants.

Appelez le numéro 320 1126686.

Va rassembler des preuves, de donner des conseils et de soutien juridiquet.

Sos abuses by police on the beach

Tell if you were attacked, if you were beaten, or if you saw inappropriate behaviours of police against market mendors on the beach.

Call the number 320 1126686.

We collect testimonies, we give advice and legal support.


More info: Paz_Project

iononhopaura.rimini@gmail.com

Rimini - Chiama SOS al 320 1126686.


Uno Strumento di promozione della convivenza sociale, contro gli abusi delle forze dell'ordine in spiaggia e il razzismo istituzionale

La bagarre ha raggiunto il suo apice, è ormai agosto e che dire, ogni copione si ripete sempre uguale, ogni anno però con qualcosa in più. L’anno scorso fu proprio il sindacalista della Fiom, Giorgio Cremaschi, ad invocare il boicottaggio delle spiagge riminesi a causa dello modalità “poco ortodosse” di contrastare la vendita ambulante senza licenza. Quest’anno invece è l’assessore alla sicurezza, Roberto Bigini, che in linea con le politiche nazionali incarnate nel famigerato pacchetto sicurezza, si scaglia contro i soliti capri espiatori, i venditori ambulanti ma - ecco la novità dell’estate 2009 - anche con una folta schiera di turisti che si indignano di fronte ai modi “poco ortodossi” di intervento in spiaggia delle forze dell’ordine.

Scriviamo modi “poco ortodossi”, perché se parliamo di abusi delle forze dell’ordine ed in particolare dei vigili urbani (che noi consideriamo tali) automaticamente facciamo parte della schiera dei “fuori di testa”, del mondo alla rovescia, di chi vuole tollerare qualche forma di illegalità…

Invece ci sentiamo parte di chi chiede a più voce legalità e sicurezza. Perché? Perché crediamo si debba declinare la sicurezza nei termini di sicurezza sociale, ovvero come possibilità di avere quelle risorse sociali, economiche e culturali che ci mettono al riparo dai tanti rischi dell’esistenza, soprattutto nell’epoca della crisi. Rischi che non sono legati tanto alla criminalità, o alla vendita ambulante senza licenza, ma alla malattia, alla disoccupazione, allo sfruttamento, alla precarietà, all’impossibilità di avere una casa ecc.

La sicurezza, di cui parla Bigini, ma anche l’acredine contro “la falsa beneficenza” che impiega quando parla rivolgendosi ai turisti che reagiscono alle maniere “poco ortodosse” (abusi per i fuori di testa) delle forze dell’ordine in spiaggia, si sostengono e giustificano grazie a quello che è successo fino ad ora: la produzione di politiche che non sono più politiche sociali, ma sono politiche di sterilizzazione del territorio, di militarizzazione dello stesso dentro un quadro di paura generalizzata che si scaglia contro chi non ha nulla e che, proprio nel non avere nulla (reddito, cittadinanza, status giuridico, documenti ecc), è il bersaglio delle paure generalizzate.

Le misure repressive, le retate in spiaggia da cosa ci dovrebbero proteggere? Dalla crisi economica? Dallo sfruttamento nel lavoro stagionale che riguarda anche tanti riminesi? Dagli incidenti e dalle morti bianche nei luoghi di lavoro? Da qualche malattia??? Dalla precarietà forse?

No, le retate in spiaggia, come tante altre misure repressive servono solo ad alimentare il nostro senso di sfiducia generale nel cambiamento, nel futuro, servono per avere qualcuno con cui prendersela se c’è crisi nel commercio, se non si arriva alla fine del mese.

Con questa sicurezza non solo siamo tutti meno insicuri, ma siamo anche tutti meno liberi e meno inclusi nella società. Per questo nasce SOS.

SOS nasce come tentativo di promuovere convivenza e sicurezza sociale, nasce per intercettare le forme di abuso che si esercitano nella violenza sui corpi, nelle ingiustizie perpetuate nel nome del rispetto delle leggi e delle regole che valgono per pochi ma non per tutti.

Sos nasce per accogliere le sensibilità che ancora ci sono nelle nostre città e che si esprimono attraverso gesti di ribellione all’ordine e al controllo sociale costruiti sulla paura.

Sos nasce per non lasciare soli quei turisti che non fanno finta di vedere cosa succede accanto al loro sdraio e che hanno il coraggio di esprimere un pensiero nuovo. Boicottare il pensiero nuovo, quello di chi vuole costruire società includenti, di chi vuole respingere il razzismo istituzionale, significa proporre di boicottare vie di fuga alla crisi, boicottare la possibilità di nuovi scenari sociali.

SOS vuole parlare un linguaggio nuovo, non importa chi sia a rispondere a questo numero di telefono, importa che SOS voglia dare voce alla nuova cittadinanza, accoglierla, sostenerla, così come è stato per la guida informativa per i venditori ambulanti senza licenza pubblicata tre anni fa.

Strumenti di promozione della convivenza sociale, contro gli abusi, lo sfruttamento e il razzismo istituzionale.

_Paz Project_

iononhopaura.rimini@gmail.com


da globalproject.info

mercoledì 8 luglio 2009

L'Onda non si arresta! Liber* tutt* subito!

Dopo le prime azioni di solidarietà svolte nel primo pomeriggio di lunedì in università, concretizzate nell’apposizione di striscioni e in azioni comunicative ed informative, ieri sera la città ha mostrato nuovamente la sua solidarietà ai 21 studenti arrestati all’alba del 6 luglio, scegliendo la forma del presidio.

Un presidio attraversato da numerose persone che in questo periodo si riversano sul porto canale della città adriatica. Numerosi gli interventi realizzati dalle studentesse e dagli studenti del collettivo Black Sheep e dagli/lle attivist* del Lab. Paz. Interventi che hanno sottolineato ancora una volta l’inaccettabilità e l’estrema gravità dell’inchiesta Rewind partita dal procuratore di Torino Caselli che si è preso la libertà di 21 persone sulla base di accuse ridicole ed inconsistenti. Il movimento dell’Onda è un unico grande movimento, in cui non ci sono buoni e cattivi: la decisione di sfondare la zona rossa nella mobilitazione nazionale del 19 maggio contro l’illegittimo G8 dell’università è stata una decisione condivisa prima e condivisa poi in un’assemblea nazionale in cui tutti gli studenti dell’Onda sono intervenuti, assumendo quelle pratiche, assumendo tutto quello che era stato fatto in quella giornata e nelle giornate precedenti. Un’assunzione che si sta tutt’ora attuando con le numerose occupazioni dei rettorati, con i presidi, con i cortei spontanei che stanno attraversando le nostre città.

Un’operazione doppiamente inaccettabile a sentire le motivazioni della Procura di Torino: “ Non abbiamo un granché a livello di prove ma i soggetti arrestati preventivamente avrebbero potuto partecipare alle mobilitazioni del G8 all’Aquila”. Troppi gli avverbi ipotetici così come i condizionali. Ancora una volta, come già successo anche a Rimini con la consegna degli avvisi orali a tre attivisti del Laboratorio Paz, si sceglie di limitare le libertà personali e si impongono sanzioni prima che sia stata accertata la responsabilità davanti ad un giudice, si sceglie di procedere prima che si sia commesso un reato.


Richiediamo l’immediata liberazione di Marco, Anton e di tutti gli altri compagni arrestati!


L’Onda non si arresta!


Liberi tutti, liberi subito!

Presidio pubblico Non abbiamo paura! Liber* tutt*, liber* subito!

Martedi 7 luglio ore 21.00

Piazzale Boscovich

Presidio pubblico Non abbiamo paura! Liberi tutti, liberi subito!

All'alba di questa mattina, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Torino, la polizia ha effettuato decine di perquisizioni nella case di studenti e attivisti in tutta Italia. L'operazione della Digos ha eseguito 21 misure cautelari per le mobilitazioni studentesche del 19 maggio scorso a Torino in occasione del vertice del G8 University. Due gli arresti a Padova, quattro a Bologna, 12 a Torino di cui 5 ai domiciliari, 1 ai danni di un attivista napoletano avvenuto al termine della fiaccolata che si è svolta ieri notte a tre mesi dal terremoto. Blindati e polizia hanno inoltre fatto irruzione al centro sociale Asktasuna di Torino e al Festival di Radio Sherwood a Padova. Si sono presi la libertà di ventuno persone sulla base di accuse ridicole e inconsistenti, soprattutto perché hanno utilizzato gli strumenti inquisitori più vecchi contro la cosa più nuova che sia successa in questo paese negli ultimi anni, contro la prima rivolta di massa di quel lavoro cognitivo che non pagherà mai la loro crisi, movimento che è destinato ad organizzare nella trasformazione radicale le libertà e le ricchezze comuni.

L’onda non si arresta. Liberi tutti, Libere tutte!


Black Sheep e Laboratorio Paz

lunedì 27 aprile 2009

Domenica 26 aprile 2009 22:43 Rimini - Io non ho paura...





Domenica 26 aprile 2009 22:43 Rimini - Io non ho paura... La piazza, i contenuti, l’azione

Report del primo appuntamento della campagna territoriale a Rimini

Io non ho paura... si è trasformato in un grido collettivo, riempiendo di contenuti una piazza che si vuole militarizzata e svuotata di ogni relazione e socialità che non sia animata dall’indifferenza, dal razzismo, dalla paura.
Se la crisi e tutti i suoi effetti impattano anche il territorio riminese - con tanti lavoratori e lavoratrici italiane che ritorneranno a fare la stagione balneare non da turisti ma da sfruttati - è giusto rispondere con nuove organizzazioni del comune, che rompano non solo il paradigma del controllo/sicurezza, ma che sappiano parlare di libertà, rivendicare reddito, produrre appunto comune.
Il primo appuntamento della campagna locale °Io non ho paura° ha visto come protagonista il collettivo Universitario Black Sheep, con performance artistiche, spettacoli di giocoleria e comunicazione interattiva sul tema della libertà e del diritto al sapere. Si replica il 30 aprile con il tema "libertà e diritti di cittadinanza".

Contributi:

- [ audio ] Arianna (Coll. Black Sheeps)
- Fotogallery

martedì 21 aprile 2009

Rimini - Al via la campagna °°Io non ho paura°°

Rimini - Al via la campagna °°Io non ho paura°°
Tutti gli appuntamenti
Rimini - Venerdì 24 aprile 2009

Dopo Bologna e Reggio Emilia al via anche a Rimini la Campagna °°Io non ho paura°°
Campagna °°Io non ho paura°°
Libertà contro sicurezza! Reddito contro crisi!
Intro: Dobbiamo dare per scontato, che in tempi difficili dovuti alla crisi economica e alle grandi paure alimentate ad hoc, le persone che abitano a Rimini siano disposte a rinunciare a molte delle loro libertà e dei loro diritti?
No, perché la paura non è l’unica passione che tiene gli esseri umani insieme. Più forte e più degna della paura è la nostra libera socialità, il nostro desiderio di vivere la città come se essa fosse uno spazio comune, aperto, un luogo di incontri e passioni spontanee non gestite e per questo libere. La paura è solo un vincolo che ci vuole legati all’ignoranza, all’intolleranza, all’indifferenza, incapaci di raccontare e condividere i nostri veri problemi.
È per questo che vogliamo rendere piazza Cavour e la Vecchia Pescheria luoghi di incontri e scambi, di saperi e immagini, di meticciato di linguaggi e suoni. Tanti appuntamenti da condividere tutti insieme perché è solo riempiendo gli spazi pubblici e, per questo comuni, che ci sentiremmo tutte\i libere\i sicure\i, solo così potremmo dare una risposta concreta ad una meschina messinscena, che siano le ronde o i presidi fissi dei vigili urbani, che sia la video sorveglianza o lo stesso Sindaco travestitosi da “scaccia fantasmi”.
Vogliamo costruire, tappa per tappa una nostra mappa della città, una mappa della libertà!
Le prime tappe: Tutti gli appuntamenti si svolgeranno dalle ore 18.00 alle 23.00 in P.zza Cavour e la Vecchia Pescheria
24 aprile 2009: °°Io non ho paura°°>>Libertà e diritto ai saperi<<>
30 aprile 2009: °°Io non ho paura°° >>Libertà e rottura dei confini, stop razzismo!<<>
1 maggio 2009: °°Io non ho paura°°>>Se non tu chi? se non oggi quando? 1 maggio di lotta...Corteo regionale a Reggio Emilia<<>

Materiali: Locandina Flyers (Front)(Back)
More info: iononhopaura.rimini@gmail.com - tel. 349 5666110http://www.autistici.org/lopaz http://nerepecore.blogspot.com/

giovedì 9 aprile 2009

°°Io non ho paura°°

È da tempo che nel nostro territorio sono in atto evidenti cambiamenti, segnali che denotano un progressivo inasprimento delle pratiche di controllo nonché di anticipazione di molte norme contenute all’interno del pacchetto sicurezza.

Pensiamo ad es: alla condizione dei cittadini migranti nel nostro territorio; ai senza fissa dimora dopo il grave agguato ai danni di Andrea Severi, homeless bruciato vivo su una panchina nei pressi della colonnella; ai rigurgiti nazifascisti con gli attentati operati da forza nuova nel 2007; alle limitazioni delle libertà di manifestare e di esprimere il dissenso con il divieto di utilizzo di impianti di amplificazione; alla normazione della vita negli spazi pubblici come le piazze, i parchi, i luoghi di aggregazione non gestita attraverso l’ordinanza comunale contro il degrado e per il pubblico decoro; all’attacco alle libertà civili, di genere, alla laicità presenti anche nella nostra città. Noi crediamo che di fronte al porre in essere di questi paradigmi della società del controllo dentro la crisi globale non possa esistere difesa alle libertà che non sia allo stesso tempo un atto di costruzione di un’alternativa comunitaria, collettiva, libera ed indipendente.
Le politiche sicuritarie - tema attuale dentro la costruzione della campagna elettorale dei neo candidati alle elezioni provinciali - non agiscono solo in termini di controllo, ma ad esso viene sempre associato un processo reale di destrutturazione delle forme di mediazione sociale. Siano essi luoghi/spazi autonomi ed autogestiti come il Laboratorio sociale Paz, ma anche esperienze concrete e reali di costruzione di un’altra comunità possibile, antirazzista, antifascista, antisessista, antiproibizionista, laica e plurale.
Per questo di fronte al nulla apparente, alle strade e alle piazze trasformate in ring del malessere sociale, crediamo sia opportuno costruire una campagna dal nome “Io non ho paura”, una campagna che parta proprio dalla costruzione di uno spazio di socialità dentro lo spazio pubblico condiviso, che sia piazza Cavour o la vecchia pescheria… Una campagna che sia una prese di parola, un rialzare la testa, che rappresenti la costruzione di uno spazio/tempo capace di produrre e diffondere contenuti, musica, socialità, parole dentro e fuori la crisi, dentro e fuori la paura, dentro e fuori il controllo.
Per questo siete tutti invitati all’assemblea di giovedì 9 aprile alle ore 21.00 presso la casa della Pace, perché alle parole seguano fatti con la consapevolezza che non ci sono scorciatoie semplici, risposte date ed universali, ma che insieme è possibile produrre un comune come unico modo per ritornare a ridere alla vita, dentro i confini della nostra città.
Vi aspettiamo in tanti! Viva le libertà!


°°IO NON HO PAURA!°°
Campagna per una città antirazzista, antissessista, antifascista, laica e meticcia
Contacts: iononhopaura.rimini@gmail.com