"I temi e le proposte politiche avanzate sono frutto di una scelta, di un tentativo di pensare la congiuntura singolare da un punto di vista di parte, appunto, situato. E la parte è quella di un lavoro sempre più socializzato e cooperativo, cognitivo e nello stesso tempo precario, che vuole imporre la libertà di produrre contro la sfruttamento, la vita e le istituzioni comuni contro le recinzioni e la rappresentanza.
(Prologo "La lunghezza dell'onda" F. Raparelli)

martedì 27 ottobre 2009

Non spegni il sole se gli spari addosso.

Questa mattina le studentesse e gli studenti del collettivo Black Sheep insieme ad alcuni precari della città di Rimini hanno liberato l’ex Casa Cantoniera in via Marecchiese. Si è voluto dare in questo modo una risposta chiara e determinata al problema dell’emergenza abitativa, sempre più evidente nella nostra città nella crisi sempre più imperante.
L’ex Casa Cantoniera 233, inizialmente di proprietà della Provincia di Rimini e passata poi nel 2006 alla Cooperativa Muratori Verucchio (CMV), una delle principali cooperative operanti nel campo dell’edilizia privata nel territorio riminese, è una struttura lasciata al degrado e all’incuria.

Un altro stabile che si andrà ad aggiungere alla già lunga lista degli immobili sfitti e abbandonati, regalati alla rendita e alla speculazione edilizia, che altro non fanno che gli interessi dei soliti privati.

Di fronte ad affitti insostenibili, ad una precarietà sempre più diffusa e componente principale delle nostre vite, ad aumenti continui e assurdi delle tasse universitarie, questa mattina abbiamo deciso di riprenderci in mano il nostro futuro e lo abbiamo fatto liberando l’ex Casa Cantoniera Zora (Zona Occupata Riqualificata Autogestita).
L’unica risposta che abbiamo ricevuto da parte dell’Amministrazione locale è stata quella del silenzio e dell’uso della forza. L’intero parcheggio adiacente la Casa è diventato una vera e propria zona militarizzata.
Con decine di agenti in assetto antissommossa, ancora una volta, si è cercato di gestire il “problema” della sicurezza pubblica, quando invece l’unica sicurezza per noi sono casa, reddito e diritti per tutt@!

Non saranno le intimidazioni e gli sgomberi a fermare le passioni vive che animano i nostri corpi e i nostri desideri. Comincia adesso un censimento dal basso di tutti gli edifici sfitti e abbandonati del nostro territorio e già da oggi pomeriggio allestiremo un campeggio di denuncia e protesta.
Non si possono pagare 350€ per una camera singola e per questo ci riprendiamo i nostri diritti!
Chiediamo inoltre l’apertura di un tavolo di confronto con le Istituzioni in merito all’emergenza casa degli studenti universitari e dei precari.


Dovete darci il denaro e poi ne riparliamo!


Invitiamo tutte le realtà territoriali sensibili a questi temi a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà domani, presso i locali della Casa della Pace, alle ore 21.00.

Collettivo universitario Black Sheep e precari della città di Rimini

Casa Cantoniera Zora

Casa Cantoniera Zora è una risposta alla crisi che si abbatte su studenti e lavoratori precari in questa città.
Casa Cantoniera Zora è l’ espressione massima organizzata che si attiva per affrontare questo momento difficile che vivono gli studenti e i lavoratori in questo territorio. Nasce dall’ esigenza reale di avere una casa in un contesto di crisi economica che vede sempre più lavoratori cassaintegrati e affitti che arrivano a superare i 300 euro mensili per una camera singola. E’ alimentata dagli studenti del collettivo BLACKSHEEP e dai Precari della nostra città.
Casa Cantoniera Zora è una risposta alla nostra Università incapace di aiutare gli studenti che combattono contro il problema del caro affitti, non crea uno sportello di aiuto e supporto ma al contrario alimenta il mercato nero di case e posti letto. Delega ed appalta a ditte esterne in combutta con l’ Università la problematica affitti/ studentati, arrivando ad affittare camere singole a prezzi stratosferici, alimenta il mercato nero generato dai privati che affittano scantinati e seconde case fatiscenti in condizioni igienico sanitarie disumane.
Casa Cantoniera Zora è una risposta alla nostra Amministrazione Comunale che non prevede un piano strategico regolatore di aiuto a tutte quelle famiglie italiane e non solo, che ormai da anni sono in attesa di assegnazione di una casa popolare. Al contrario, si continua ad incentivare la creazione di edilizia privata e si spediscono le famiglie in difficoltà a vivere nei “residence” in attesa di assegnazione di un alloggio popolare. Inoltre la politica adottata da ACER non è altro che una “scenografia”, serve a mascherare la mancanza di una vera politica di aiuto a chi non riesce a pagare un affitto privato perché senza lavoro o in cassa integrazione.
Casa Cantoniera Zora é contro la rendita, i palazzi sfitti, le case vuote e il piano casa del governo che ci vuole far dormire nella veranda condonata dei nostri genitori. Casa Cantoniera Zora è il punto più alto della città, quello della rottura degli schemi che ci vogliono ospiti, precari, clandestini. Casa Cantoniera Zora da oggi è in periferia, ma presto sarà in tutta la città. Casa Cantoniera Zora da oggi è una casa autogestita, comune, che nasce dal desiderio di autonomia dei giovani studenti e precari della città di Rimini. Uno stabile strappato al degrado e restituito alla città.
Se legalità significa poter affittare in nero, arricchirsi con la rendita, versare quasi l’ intero stipendio per un affitto o per un mutuo, aspettare dieci anni in graduatoria per avere una casa popolare, andare a vivere nelle frazioni per potersi permettere una casa, espellere i ceti popolari e precari tramite la creazione di aree di lusso, allora, siamo fieramente illegali!
Non è stato tolto nulla a nessuno, la casa Cantoniera è sfitta dal 2004, alienata dal 2006 e nessuno è in attesa di entrarvi e tanto meno procederne all’ acquisto. E’ stato solo praticato un diritto. Proprio per questo diffidiamo chi di dovere, dal gestire le occupazioni come un problema di ordine pubblico, ignorando quello che sono realmente, l’ espressione di un problema politico e sociale.
L’ occupazione della casa deve portare inevitabilmente al confronto con le istituzioni, siano esse politiche, religiose o laiche. Deve essere un punto di partenza da dove si può cominciare a costruire una nuova forma di Welfare Sociale che nasce dal basso, condividere questa nuova soggettività con chi in questo territorio, rappresenta l’ interlocutore politico, religioso o laico. Chiediamo di aprire un dibattito serio e programmatico che miri a tutte quelle soggettività collettive o singole che in questo contesto di crisi economica non hanno la forza di reagire. Chiamiamo in causa la provincia, proprietaria dell’ immobile ad un confronto diretto sulla futura gestione ad uso abitativo dello stabile . Ne reclamiamo l’ utilizzo e ci proponiamo come soggetto unico che riporterà in vita la struttura, c’ impegneremo affinché questo stabile non sia più classificato “zona degradata”. Il lavoro che verrà apportato per rendere la struttura agibile può più che bastare a pagarne il canone di affitto.
Chiediamo un confronto con le figure politiche locali affinché si riesca a collettivizzare l’ iniziativa portata avanti dagli studenti e dai precari riminesi.
Rispondiamo alle parole di Monsignor Lambiasi e ne elogiamo il comunicato, soprattutto quando parla di crisi dell’ istruzione e deriva culturale cittadina. Sarebbe bello aprire un dibattito e cercare tutti insieme nuove forme sociali condivise, soprattutto nella misura in cui questo stato di malessere è presente su diversi strati sociali.
Ci rivolgiamo a tutta la cittadinanza e chiediamo di non abbassare lo sguardo, a non fingere che questo periodo brutto di crisi dell’ economia, dei valori sociali e dell’ indifferenza verso il più debole ci porti allo scontro fra di noi, noi siamo cittadini come voi che cercano di lavorare, di studiare e di crearsi un futuro, paghiamo le tasse, facciamo spesa al supermercato e ci mettiamo in coda alla posta. Abbiamo trovato il coraggio d’ infrangere la legge perché proprio chi ci governa ci ha costretti a farlo. Ora siamo qui, non abbiamo nulla da perdere ma tutto da guadagnare.



Via Marecchiese 233 Rimini
Qui:
http://maps.google.it/maps?f=q&source=s_q&hl=it&geocode=&q=via+marecchiese+233+rimini&sll=41.442726

venerdì 23 ottobre 2009

Risposta a Monsignor Lambiasi sull'università riminese

Di seguito la risposta di alcun* student* universitari rimininesi all'intervento del Vescovo di Rimini in occasione dell'avvio del nuovo anno accademico

Volevamo lodare l'intervento di Monsignor Lambiasi tenutosi il giorno 21 Ottobre presso la Cappella Universitaria di San Francesco Saverio in piazza Ferrari. Le parole di Monsignor Lambiasi sono un "fulmine a ciel sereno” con un rimbombo udibile fino alla sede centrale dell’ Alma Mater a Bologna. Non potevamo ascoltare le sue parole passivamente. Il Suo intervento conferma la lettura della crisi della nostra Università che anticipammo circa un anno e mezzo fa. La deriva della cultura in questo territorio è ormai un dato di fatto, l’Università di Rimini non riesce a produrre ragionamenti rivolti al territorio e lavora in funzione “del guadagno” relativo alle macro-economie che si generano intorno agli studenti. Basti pensare che la citazione “città del divertimentificio” è generata principalmente dalla popolazione universitaria perché vi è forte mancanza di alternative culturali in grado di spostare questa grande comunità e renderla parte attiva della città anche in maniera critica. L’ affermazione di Monsignor Lambiasi di “ipotrofia” dell’università italiana, è maggiormente accentuata in questo territorio dal menefreghismo generale delle istituzioni nei confronti di questa grande opportunità che è la nostra università.

Altro concetto chiave nella lettura della crisi culturale è quello di “stipendifico”, come afferma Monsignor Lambiasi “badando prevalentemente ad accumulare crediti ed esami”. Secondo il nostro parere questa affermazione si sviluppa analizzando la gestione interna dell’università. Questa, avendo un forte carattere aziendale, tende a generare profitto sugli studenti che vengono identificati tramite un numero assegnato (numero di matricola) e che di conseguenza tende a rapportarsi al di sopra della identità fisica individuale, comunicando tramite e-mail o cercando il confronto tramite richiesta di appuntamento con il personale sempre più raro da ottenere. La nostra università è un “non-luogo” paragonabile alla stazione centrale di Milano o alla metropolitana di Roma, un luogo fisico degradato (vedi cortile Alberti) che non si riesce a valorizzare creativamente e culturalmente e che spinge l'universitario a frequentarlo solo nelle ore di lezione, per poi chiudere i vari plessi, spingendo lo studente in quelle macro-economie costituite dall’aperitivo, dalla discoteca e dalla birra sul lungomare. Lo studente non ha alternative. Il centro storico a sua volta è una zona priva di cultura: non un cinema, non un teatro, non un punto di aggregazione che riesca a produrre cultura.

Altra piaga è la speculazione sugli affitti. Si arriva a pagare più di 300 euro per una camera singola; non esiste un piano d’ intervento per mettere lo studente in condizione di studiare tranquillamente senza il problema dell’affitto, delle bollette e del mangiare. Si alimenta in questo modo (oltre alla frode fiscale) il mercato del lavoro nero. Chi è in difficoltà economiche e crede fortemente nel proprio percorso universitario è costretto a lavorare per pagarsi gli studi. Ogni lavoro è buono, ogni mansione è accettata. Si lavora in nero, non esistono contratti di lavoro per studenti, non esistono agevolazioni per chi studia e lavora al tempo stesso. Quello che più preoccupa è la mancanza d’interesse di questa amministrazione comunale e della collettività verso l’università riminese. Monsignor Lambiasi alla città osa chiedere di prendere consapevolezza dell’importanza che riveste la presenza dell’Università a Rimini, non considerandola prevalentemente come una possibilità di guadagno e di speculazione a breve termine, ma come una realtà portatrice di valori e fondamentale per la sua crescita futura nel medio/lungo termine. Condividiamo pienamente le parole di Monsignor Lambiasi, speranzosi che si riescano a creare sinergie condivise tra i vari attori presenti sul territorio e che si riesca a trovare una nuova destinazione culturale in grado di trasformare la nostra università dalla situazione attuale “per se” in una nuova visione collettiva “in se”.

Universitari di Rimini

sabato 10 ottobre 2009

Rimini - Alma Black trash.... Per iniziare il nuovo anno accademico

06/10/2009
da globalproject.info

Il collettivo Black sheep inaugura il nuovo anno accademico promuovendo un'inchiesta sull'emergenza abitativa fra tanti studenti, perlopiù fuori sede. La crisi non vogliono pagarla, tantomeno la rendita e la speculazione intorno alla questione abitativa.


Nella giornata in cui l'Università di Bologna e le sue sedi dislocate in Regione inaugurano il nuovo anno accademico con Alma Fest, il collettivo universitatio Black sheep apre spazi di libertà, di ragionamento, di inchiesta sulla difficile condizione degli studenti universitari nella città rivierasca.

In primis assume centralità nell'iniziativa di oggi - con una presenza capace di leggere le nuove tendenze e di ragionare sui linguaggi - la questione abitativa e l'estrema precarietà in cui versano i circa 6000 studenti universitari iscritti nella facoltà riminese, la maggior parte fuori sede.

Black sheep ha inaugurato il nuovo anno accademico diffondendo, due settimane fa, un questionario per inchiestare la condizione abitativa, far emergere il disagio e rispondere alla crisi.

Si legge nel comunicato di lancio dell'inchiesta abitativa fra gli studenti universitari: "La situazione locale legata agli affitti universitari sta diventando di anno in anno sempre più grave. Affitti alle stelle, posti letto anziché case, molto spesso prive anche dei più minimi requisiti di sicurezza e abitabilità e contratti nel 90% dei casi in nero, senza quindi la possibilità di detrazione."

E ancora:

"Il questionario mette in luce poi anche un altro problema, molto sentito tra gli iscritti al polo riminese: il costo troppo elevato della mobilità. Molti studenti pendolari hanno denunciato abbonamenti troppo costosi, soprattutto a fronte del servizio offerto spesso insufficiente (treni e autobus in perenne ritardo, coincidenze perse con tutto l’ulteriore disagio che ne consegue). A fronte delle difficoltà e necessità che sono emerse in questi giorni parlando con le studentesse e gli studenti che hanno compilato il questionario e che hanno attraversato il piccolo spazio allestito nel piazzale della facoltà di Economia, riteniamo fondamentale aprire un discorso nuovo sulla questione dell’abitare che parta dalle esigenze delle soggettività che in primis abitano e fanno vivere questa città. Sentiamo il bisogno di costruire tutti e tutte insieme un percorso che oltre a farci trovare soluzioni comuni ai problemi emersi, ci consenta anche di far nascere spazi di socialità e non solo, dove poter mettere a valore le nostre competenze, i nostri bisogni e i nostri sogni."

Insomma l'Alma fest a Rimini si è trasformata in un'occasione per aprire un nuovo spazio di intervento in città, che parla linguaggi nuovi e richiama la necessità di cooperare per rispondere alla crisi che avanza, così come all'impoverimento dell'Università.

La precarietà come bios si trasforma anche in possibilità di connettere saperi, esperienze e perchè no, anche promuovere ed individuare nuove pratiche di risposta alla crisi che avanza e che colpiscono in egual misura il diritto ai saperi, il diritto al reddito e il diritto alla casa.

L'anno accedemico è iniziato, Black sheep c'è!

sabato 19 settembre 2009

inchiesta sulla questione abitativa tra gli universitar*


Il collettivo universitario BlacK SheeP riparte, continuando ad essere protagonista anche quest’anno delle lotte all’interno della nostra università, per la difesa dei saperi ma non solo.

Si riparte con la somministrazione di un questionario legato alla situazione attuale degli studenti in affitto. La situazione locale legata agli affitti universitari sta diventando di anno in anno sempre più grave. Affitti alle stelle, posti letto anziché case, molto spesso prive anche dei più minimi requisiti di sicurezza e abitabilità e contratti nel 90% dei casi in nero, senza quindi la possibilità di detrazione.

Quello che emerge dal questionario, realizzato da C.RE.W in Onda e reale esempio di condivisione dei materiali e degli strumenti di indagine e non solo, è sicuramente l’incapacità da parte della nostra università di offrire un reale servizio ai suoi iscritti, soprattutto riguardo la questione degli alloggi. Non uno studentato in città, per un polo, quello di Rimini che vede circa 6000 iscritti. Le uniche possibilità di alloggio, diverse dall’affitto sono rappresentate da collegi, maschili e femminili, legati neanche a dirlo a soggetti come la Diapason, uno dei tanti tentacoli della piovra CL.

Questi 3 giorni in università hanno evidenziato notevoli disagi soprattutto per i nuovi iscritti che molto spesso giungono anche da lontano e che per questo si trovano a doversi sistemare provvisoriamente in alberghi prima di trovare, sempre più difficilmente, una sistemazione un po’ più stabile. Affitti sempre più rari e, dato alquanto pesante, sempre più escludenti: capita, infatti, non di rado di imbattersi in annunci che non prevedono l’affitto per i ragazzi, piuttosto che i migranti o ragazz* del sud Italia.

Altra piaga della città è il rincaro degli affitti durante il periodo estivo. Nella maggior parte dei casi, infatti, la durata del non-contratto è di 10 mesi, con maggiorazioni anche di 100 – 200 euro durante i tre mesi estivi..quindi, caro studente-essa, se vuoi evitare di fare traslochi a giugno per poi all’inizio del nuovo anno accademico trovarti a cercare disperatamente un altro alloggio, i costi dell’affitto ti verranno maggiorati. Prendere o lasciare.

Contratti per la maggior parte poi in nero. Si parla tanto ultimamente sui quotidiani locali di evasione fiscale, problema che ad ogni inizio stagione si presenta con puntualità sulle testate giornalistiche locali e ogni anno viene associato ai venditori abusivi sulla spiaggia, confermando la figura di capro espiatorio che ricoprono. Pensiamo e suggeriamo invece che sia ora di aprire gli occhi e di andare a cercare la causa del problema nelle tasche e negli studi degli imprenditori e affittuari piuttosto che sull’arenile.

Il questionario mette in luce poi anche un altro problema, molto sentito tra gli iscritti al polo riminese: il costo troppo elevato della mobilità. Molti studenti pendolari hanno denunciato abbonamenti troppo costosi, soprattutto a fronte del servizio offerto spesso insufficiente (treni e autobus in perenne ritardo, coincidenze perse con tutto l’ulteriore disagio che ne consegue).

A fronte delle difficoltà e necessità che sono emerse in questi giorni parlando con le studentesse e gli studenti che hanno compilato il questionario e che hanno attraversato il piccolo spazio allestito nel piazzale della facoltà di Economia, riteniamo fondamentale aprire un discorso nuovo sulla questione dell’abitare che parta dalle esigenze delle soggettività che in primis abitano e fanno vivere questa città. Sentiamo il bisogno di costruire tutti e tutte insieme un percorso che oltre a farci trovare soluzioni comuni ai problemi emersi, ci consenta anche di far nascere spazi di socialità e non solo, dove poter mettere a valore le nostre competenze, i nostri bisogni e i nostri sogni.

Per questo motivo, Vi invitiamo tutt* LUNEDi’ 21 SETTEMBRE alle h. 16.30 presso il piazzale Alberti (Economia) ad un momento di confronto e di decisione.


Collettivo universitario BLACK SHEEP


Per info e contatti:

nerepecore@gmail.com

349 1472553

327 3675474




Qui e fianco il video di approfondimento sulla questione abitativa

martedì 8 settembre 2009

Inchiesta sulla situazione attuale degli studenti in affitto


Aiutaci a comprendere realmente le problematiche relative alla questione abitativa, cercheremo insieme non appena redatto il documento d' inchiesta, di risolvere questa piaga legata agli alloggi.



Clicca sull'immagine del questionario e guarda l'anteprima. Il questionario è disponibile inviando una email al nostro indirizzo






lunedì 7 settembre 2009

BENTORNATI


Ricomincia un nuovo anno e ricominciano le "lotte" per cercare di ritrovare una giusta direzione nel nostro percorso universitario. Più che mai quest' anno è importante essere tutti presenti! Le tasse universitarie aumentano, gli affitti sono sempre piu cari e rari da trovare, l' inflazione avanza e fare la spesa è diventato sempre più difficile, magari per un pezzo di pane in più si rinuncia a qualcos'altro. In tutto questo la nostra Università ci aiuta aumentando la retta universitaria e dimenticandosi dei problemi che stanno alla base di ogni studente fuorisede o di chi decide di andare a vivere da solo, fregandosene dei nostri problemi di affitto, della mensa e della riduzione o il blocco per un eventuale aumento delle tasse. Inoltre non esiste un associazione o un rappresentante degli studenti che si preoccupa di far presente il tutto, quindi l' Università non avendo ostacoli ed opinioni contrastanti ne approfitta!!In tutto questo però c'è la possibilità di vederci, incontrarci e discutere su come venirne fuori attraverso soluzioni comuni.. il Collettivo BLACK SHEEP ha già un anno di percorsi e di ragionamenti e invita tutti voi a prendere parte a questo percorso per capire e discutere insieme dei problemi nella nostra università. Molte battaglie nell'anno trascorso siamo riusciti a vincerle, da quest'anno però sarebbe bello riuscire ad allagare il gruppo!!

Contattateci, girate la voce, proviamo a vederci e cerchiamo di creare un incontro al più presto.

L'anno accademico sta per cominciare e dobbiamo essere pronti ad affrontarlo a viso aperto!!

domenica 6 settembre 2009

Dall’Onda al Chiapas il sapere non ha confine

Percorsi di Autoformazione all’interno della Brigata Sanitaria

All’interno della Brigata Sanitaria che nel mese di agosto ha attraversato i territori ribelli zapatisti, noi studenti di medicina, insieme a una dottoressa, abbiamo svolto delle consulte in alcune cliniche del Sistema Sanitario Autonomo Zapatista e abbiamo potuto sperimentare percorsi di autoformazione con i Promotori di salute.

Abbiamo iniziato la nostra esperienza in Chiapas (la prima per molti di noi) visitando la comunità di Santa Rosa che ospita la clinica del Municipio Autonomo di Libertad de los Pueblos Mayas.

Fin da subito è emersa la difficoltà di trasmettere le nostre conoscenze “tradizionali”, di porle a servizio dei Promotori zapatisti, di farsi comprendere usando anche solo pochi tecnicismi o concetti secondo uno schema piramidale, per noi scontato mentre per loro tanto lontano. Ma al contempo si sono manifestate curiosità e velocità di apprendimento quando per spiegarci abbiamo usato esempi pratici e paragoni con la natura.

Un’esperienza di autoformazione reciproca e reale che ci ha ricordato ancora una volta che il sistema di apprendimento delle nostre università non è il migliore e non è certamente l’unico possibile.

Un accrescimento personale perché, dopo anni di studio a tavolino e tante volte molto dispersivo, siamo riusciti a focalizzarci su ciò che è veramente importante e necessario per svolgere al meglio il nostro futuro lavoro.

Un processo in divenire perché in Chiapas, così come in Italia, la formazione non può essere una semplice lista di concetti preconfezionati con cui preparare migliaia di donne e uomini ad un futuro di precarietà e sfruttamento.

Una sperimentazione che ha avuto la capacità di mettere in relazione le nostre esperienze, i nostri saperi e la nostra creatività con una lotta tanto diversa, eppure tanto simile a quella dell’Onda, perché in Italia come in Chiapas i saperi non possono essere rinchiusi né dentro i muri di un’università dell’UNAM né dietro ad un confine militarizzato.

Gli/le zapatist@ fin dalle origini della loro lotta rivendicano autonomia e autodeterminazione nel campo medico come in quello educativo. La nostra Presenz/Attiva ha voluto rivolgersi ad entrambe queste esperienze cercando di fare formazione pratica nel momento delle consulte, e teorica con i Promotori.

Di qui l’idea di espandere il progetto alla formazione in generale, senza legarci alla sola esperienza della salute, senz’altro tra le più interessanti della proposta zapatista.

Naturalmente dobbiamo cercare di porci con umiltà, non con l’intento di “insegnare”, ma di mettere in comune le nostre esperienze in modo che risultino il più utili possibili sia al progetto zapatista che alle nostre lotte all’interno dell’università. Torniamo da questa esperienza con una ricchezza aggiunta che vogliamo condividere con quanti sono solidali o semplicemente incuriositi dalla realtà zapatista, raccontando a partire dalle nostre università emiliane di Ferrara, Parma e Bologna che cos’è il sistema sanitario autonomo e la nostra esperienza di studenti di medicina.

Ci vediamo in autunno, un’altra volta un’altra onda!

Gli studenti e le studentesse della Brigata Sanitaria

da globalproject.info

venerdì 31 luglio 2009

"Onda teppista": le motivazioni del tribunale del riesame.


da Infoaut.org

Torino - 30.07.2009. Bocciato ancora il teroema Sparagna. L'Onda "colleziona" appellativi, dopo il "guerrigliero" appiccicato da Brunetta, il "paramilitare" affibbiato da Caselli, ora il tribunale del riesame di Torino si prodiga per allungare la lista: "teppista". Tanta attenzione ed enfatizzazione che, dal punto di vista del movimento, è non intellegibile nella sola povertà e teatralità dell'etichettatura, ma piuttosto nella capacità dell'Onda di raccogliere i risultati di un percorso importante iniziato lo scorso ottobre, nella giustezza politica dell'indirizzo preso (verso un caldo autunno 2009!), che ha avuto una sua centrale tappa nella costruzione dell'opposizione al G8 University Summit di Torino, nella giornata dell'"Onda perfetta" del 19 maggio scorso.

Ieri il tribunale del riesame di Torino ha depositato le attese motivazioni per le scarcerazioni ottenute per i 21 studenti e studentesse dell'Onda Anomala in seguito al "compimento" dell'operazione Rewind. I magistrati Pier Giorgio Balestretti, Daniela Rispoli e Massimo Scarabello hanno quindi snocciolato in 9 pagine i perchè delle attenuazioni delle misure di controllo nei confronti degli arrestati di Torino, Padova, Napoli e Bologna.


Onda teppista "I 18 dell'Onda, teppisti con metodi da guerriglia" così titola, a caratteri cubitali, la pagina della cronaca cittadina de La Stampa. Molto spazio la notizia la trova anche in tutti gli altri quotidiani locali, un festival dei titolisti. La maschera del teppismo, in un'operazione Rewind costruita nella cifra della sua mediaticità, per compattare i cocci e per preservare la presentabilità di un teorema Sparagna fracassatosi contro la realtà.

Infatti, tolta la velina del teppismo giustificatorio degli arresti, quel che segue è tutta un'evidenziazione delle falle giuridiche e della natura edilizia di Rewind: "Non si può non tener conto dello stato di incensuratezza di quasi tutti i pervenuti, dell'assenza di precedenti carcerazioni, della relativa giovane età, e del periodo di detenzione seppur breve sofferto che ha indubbiamente contribuito a far prendere loro coscienza dell'estrema gravità delle loro condotte e consapevolezza delle conseguenze penali. Deve essere condivisa la conclusione del gip sulla sussistenza per tutti i ricorrenti del pericolo di reiterazione di reati della medesima specie". Molto di quello che l'Onda ha denunciato, per le strade in piazza nei rettorati, in 2 settimane di mobilitazione contro gli arresti è stato ripreso dai giudici, arresti inaccettabili ancor più nella misura in cui sono stati propinati. Il resto, prevenzione e deterrenza, anche nella contraddizione espressa (il carcere li avrebbe ricondotti su una via salvifica ma permane il pericolo di reiterazione!), trova il tempo che trova, magari lo spazio, ora che son tutti fuori dal carcere, per una risata. Non hanno niente in mano sul piano penale e fattuale, e continuano a cercare di spacciare per reati gravi le accuse di resistenza e lesioni!


"Chiaccere e distintivo" Ma il nodo che è assolutamente più centrale e interessante da cogliere è tutto politico, anzi, sta nella politicità che è stata innervata dalla magistratura all'operazione Rewind. Un attacco repressivo contro l'Onda che, come fatto il 19 maggio in piazza a Torino, si è difesa, ha contrattaccato e fatto crollare il teorema Sparagna, ordito da "sua maestà democrazia e antimafia" procurator Caselli. Il tribunale del riesame infatti scrive che non vuole farsi condizionare da "suggestioni indirettamente o direttamente di tipo ideologico", che non tocca a lui "valutare gli scopi della manifestazione e della natura dei movimenti protagonisti", osservando che "le generalizzazioni sono in ogni caso controproducenti, in qualunque direzione interpretativa ci si voglia muovere".

Un boccone amaro da mandare giù dal pm Sparagna, anche la magistratura ha smontato la sua costruzione teorematica, accorgendosi della valenza politica che è stata data ai 21 arresti dell'Onda. Povero Sparagna, peggio di così! Il suo teorema crollato, gli studenti tutti liberati dal carcere e, oggi, la tirata di orecchie da parte del tribunale del riesame! L'Onda aveva ragione, i discorsi sincopati e preveggenti del pm erano deliri! Infine, non poco spazio l'han trovato, nella ciclica doverosità di lisciamento pelo del corpo armato dello Stato, i vezzi e le moine dei giudici verso le forze dell'ordine in piazza il 19 maggio, dove si è dato un conflitto "scevro da peggiori conseguenze essenzialmente grazie all'estrema professionalità dimostrata dal personale di polizia e alla sua condotta esemplare". Usando poi, forse, la stessa categoria interpretativa anche per la piazza, sostenendo che la cronaca di Radio BlackOut avrebbe, per i manifestanti, "indubbiamente alimentato una visione enfatizzata delle proprie azioni, stimolandole". Indigenza umana di un ceppo giudiziario e poliziesco incapace di soppesare e comprendere i livelli su cui si danno i movimenti sociali (cosa che ci turba ben poco!), fiondati nella mania di protagonismo e auto-promozione che li vede comunemente eccitati nella prospettiva di sfondare porte all'alba con pistola e distintivo, per poi presentarsi sorridenti in conferenza stampa, magari con un caselliano apprendista stregone di turno affianco.


L'Onda ha vinto anche questa battaglia, distrutto il teorema Sparagna, liberati i compagni e le compagne dalle galere, ora si prepara alla mobilitazione che viene; è ben poca roba (sopratutto per i guardiani dell'ordine, s'intende) un'estate con 2 compagni ai domiciliari, 3 con l'obbligo di dimora e 14 con l'obbligo di firma: l'Onda preferisce surfare d'autunno, you are loser.

Blitz dei precari della cultura - Tutti a Venezia!


da globalproject.info

Questa mattina alla conferenza stampa nazionale a Roma della 66° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica c'è stato un fuori programma. Prima che il Presidente della Biennale Paolo Baratta e il Direttore del Settore Cinema Marco Müller riuscissero a prendere parola sono saliti sulpalco gli attivisti di Global Beach, la spiaggia occupata (la prima edizione fu nel 2004) dagli attivisti dei centri sociali al lido di Venezia, a pochi passi dalla Mostra del Cinema.

Malgrado gli svariati tentativi di cacciarli, prende la parola Gaia: "Nel tempo della crisi e dell’attacco governativo a cultura, spettacolo, ricerca e formazione, di cui il previsto taglio al FUS è solo l’ultimo pesantissimo esempio, noi abbiamo deciso di mettere a disposizione lo spazio di Global Beach a tutte le componenti dello spettacolo che sistanno mobilitando in queste settimane, ai precari della cultura e della formazione, agli studenti per costruire insieme una nuova soggettività capace di creare mobilitazione e progettualità e che sappia appropriarsi del grande palcoscenico della Mostra del Cinema.

In un clima generale, caratterizzato dal continuo disinvestimento pubblico nella cultura, Venezia rappresenta un modello singolare, ma non meno problematico poiché, prima di tutto, la città non è affatto immune dai tagli governativi: lo stesso bilancio della Fondazione Biennale subirà nel 2009 una decurtazione di tre milioni di euro nei trasferimenti dallo Statoe la stessa stagione lirica e sinfonica del Teatro La Fenice è messa seriamente in discussione." Continua Gaia: "Pensiamo inoltre alla dismissione reale in corso dell’università e della ricerca. Singolare poiché la cultura (arti visive, cinema, teatro, architettura, design e la formazione superiore legata a queste discipline) è giustamente compresa, non quale accessorio, ma quale dispositivo di produzione di ricchezza. Questi tagli vanno ad aggravare un sistema che, a dispetto dei milioni e milioni di euro messi in circolo, si basava già su di una precarizzazione selvaggia del lavoro vivo culturale. Concludo invitando nuovamente tutti a Global Beach dal 1 al 13 di settembre."

Questo intervento ha guadagnando gli applausi e la piena condivisione datutte le persone presenti in sala, attive in queste settimane contro i tagli al fondo unico per lo spettacolo.

L'invito dunque è per Global Beach dal 1° al 13 settembre, spiaggia occupata al Lido di Venezia.

Per contributi, adesioni e quant’altro: globalbeach09@gmail.com

giovedì 30 luglio 2009

Rimini: Nasce e si diffonde SOS, un numero di telefono per segnalare gli abusi della polizia in spiaggia e non solo

Nasce Sos un servizio di supporto telefonico per raccogliere testimonianze di abusi in spiaggia sui vendioti ambulanti da parte delle forze dell'ordine, ma anche episodi di razzismo e xenofobia.


Sos abusi delle forze dell'ordine in spiaggia

Segnalaci se hai subito aggressioni,se sei stato picchiato o se hai visto comportamenti inopportuni delle forze dell'ordine in spiaggia contro i venditori ambulanti.

Chiama il numero 320 1126686.

Raccoglieremo testimonianze, daremo consulenza e supporto legale.

Sos abus par la police sur la plage

Dire si vous avez été attaqué, si vous avez été battus, ou si vous avez vu le comportement inapproprié des agents sur la plage contre les vendeurs ambulants.

Appelez le numéro 320 1126686.

Va rassembler des preuves, de donner des conseils et de soutien juridiquet.

Sos abuses by police on the beach

Tell if you were attacked, if you were beaten, or if you saw inappropriate behaviours of police against market mendors on the beach.

Call the number 320 1126686.

We collect testimonies, we give advice and legal support.


More info: Paz_Project

iononhopaura.rimini@gmail.com

Rimini - Chiama SOS al 320 1126686.


Uno Strumento di promozione della convivenza sociale, contro gli abusi delle forze dell'ordine in spiaggia e il razzismo istituzionale

La bagarre ha raggiunto il suo apice, è ormai agosto e che dire, ogni copione si ripete sempre uguale, ogni anno però con qualcosa in più. L’anno scorso fu proprio il sindacalista della Fiom, Giorgio Cremaschi, ad invocare il boicottaggio delle spiagge riminesi a causa dello modalità “poco ortodosse” di contrastare la vendita ambulante senza licenza. Quest’anno invece è l’assessore alla sicurezza, Roberto Bigini, che in linea con le politiche nazionali incarnate nel famigerato pacchetto sicurezza, si scaglia contro i soliti capri espiatori, i venditori ambulanti ma - ecco la novità dell’estate 2009 - anche con una folta schiera di turisti che si indignano di fronte ai modi “poco ortodossi” di intervento in spiaggia delle forze dell’ordine.

Scriviamo modi “poco ortodossi”, perché se parliamo di abusi delle forze dell’ordine ed in particolare dei vigili urbani (che noi consideriamo tali) automaticamente facciamo parte della schiera dei “fuori di testa”, del mondo alla rovescia, di chi vuole tollerare qualche forma di illegalità…

Invece ci sentiamo parte di chi chiede a più voce legalità e sicurezza. Perché? Perché crediamo si debba declinare la sicurezza nei termini di sicurezza sociale, ovvero come possibilità di avere quelle risorse sociali, economiche e culturali che ci mettono al riparo dai tanti rischi dell’esistenza, soprattutto nell’epoca della crisi. Rischi che non sono legati tanto alla criminalità, o alla vendita ambulante senza licenza, ma alla malattia, alla disoccupazione, allo sfruttamento, alla precarietà, all’impossibilità di avere una casa ecc.

La sicurezza, di cui parla Bigini, ma anche l’acredine contro “la falsa beneficenza” che impiega quando parla rivolgendosi ai turisti che reagiscono alle maniere “poco ortodosse” (abusi per i fuori di testa) delle forze dell’ordine in spiaggia, si sostengono e giustificano grazie a quello che è successo fino ad ora: la produzione di politiche che non sono più politiche sociali, ma sono politiche di sterilizzazione del territorio, di militarizzazione dello stesso dentro un quadro di paura generalizzata che si scaglia contro chi non ha nulla e che, proprio nel non avere nulla (reddito, cittadinanza, status giuridico, documenti ecc), è il bersaglio delle paure generalizzate.

Le misure repressive, le retate in spiaggia da cosa ci dovrebbero proteggere? Dalla crisi economica? Dallo sfruttamento nel lavoro stagionale che riguarda anche tanti riminesi? Dagli incidenti e dalle morti bianche nei luoghi di lavoro? Da qualche malattia??? Dalla precarietà forse?

No, le retate in spiaggia, come tante altre misure repressive servono solo ad alimentare il nostro senso di sfiducia generale nel cambiamento, nel futuro, servono per avere qualcuno con cui prendersela se c’è crisi nel commercio, se non si arriva alla fine del mese.

Con questa sicurezza non solo siamo tutti meno insicuri, ma siamo anche tutti meno liberi e meno inclusi nella società. Per questo nasce SOS.

SOS nasce come tentativo di promuovere convivenza e sicurezza sociale, nasce per intercettare le forme di abuso che si esercitano nella violenza sui corpi, nelle ingiustizie perpetuate nel nome del rispetto delle leggi e delle regole che valgono per pochi ma non per tutti.

Sos nasce per accogliere le sensibilità che ancora ci sono nelle nostre città e che si esprimono attraverso gesti di ribellione all’ordine e al controllo sociale costruiti sulla paura.

Sos nasce per non lasciare soli quei turisti che non fanno finta di vedere cosa succede accanto al loro sdraio e che hanno il coraggio di esprimere un pensiero nuovo. Boicottare il pensiero nuovo, quello di chi vuole costruire società includenti, di chi vuole respingere il razzismo istituzionale, significa proporre di boicottare vie di fuga alla crisi, boicottare la possibilità di nuovi scenari sociali.

SOS vuole parlare un linguaggio nuovo, non importa chi sia a rispondere a questo numero di telefono, importa che SOS voglia dare voce alla nuova cittadinanza, accoglierla, sostenerla, così come è stato per la guida informativa per i venditori ambulanti senza licenza pubblicata tre anni fa.

Strumenti di promozione della convivenza sociale, contro gli abusi, lo sfruttamento e il razzismo istituzionale.

_Paz Project_

iononhopaura.rimini@gmail.com


da globalproject.info